(di Franco Tortora)

NAPOLI - Dai farmaci "intelligenti" che stanno rivoluzionando il tumore al seno, capaci di colpire il cancro con una precisione mai vista, a un nuovo progetto dell'Istituto dei tumori di Napoli che punta a prevedere le risposte alle terapie. Oggi, infatti, il salto di qualità, non è dunque solo avere nuove terapie, ma capire per chi funzionano davvero.
    È qui che si gioca la nuova partita nella lotta al tumore al seno. E la risposta potrebbe trovarsi in una doppia indagine innovativa: dentro il tumore, grazie a vere e proprie "mappe genomiche", e nel sangue, seguendo minuscoli "messaggeri" rilasciati dalle cellule malate. Negli ultimi anni, infatti, le terapie oncologiche hanno compiuto un salto decisivo. Tra queste, gli anticorpi farmaco coniugati coniugati (ADC), trattamenti che agiscono come un "cavallo di Troia" portando la chemioterapia direttamente nelle cellule tumorali, stanno cambiando la pratica clinica anche nelle forme più difficili e resistenti. In molti casi hanno ampliato le possibilità di cura e aperto scenari impensabili fino a poco tempo fa. Eppure, proprio mentre queste armi diventano disponibili, emerge un problema cruciale: non tutte le pazienti rispondono allo stesso modo. Alcune ottengono benefici duraturi, altre sviluppano rapidamente resistenza.

    Da questa esigenza nasce un progetto di ricerca del Pascale, finanziato dal Ministero della Salute, che punta a decifrare in anticipo la risposta alle cure nelle pazienti con carcinoma mammario in fase iniziale trattate con terapie innovative, inclusa l'immunoterapia. Il primo strumento è la trascrittomica spaziale: una tecnologia che permette di osservare l'attività dei geni mantenendo la loro posizione all'interno del tessuto tumorale. In pratica, una "mappa" dettagliata che mostra non solo quali segnali biologici sono attivi, ma anche dove si accendono e come interagiscono nel microambiente del tumore.

    Il secondo è rappresentato dagli esosomi, minuscole vescicole che si staccano dalle cellule, incluse quelle tumorali, e viaggiano nel sangue trasportando informazioni preziose. Veri e propri "messaggeri" della malattia, che possono essere intercettati con un semplice prelievo, all'interno di quella che viene definita biopsia liquida. Analizzando questi due livelli, il tumore e il sangue, i ricercatori cercheranno di seguire l'evoluzione della malattia nel tempo. I campioni verranno infatti raccolti prima dell'inizio delle terapie e al momento dell'intervento chirurgico, per capire come il tumore si trasforma sotto la pressione dei trattamenti.

    "L'obiettivo dello studio - spiega Michelino De Laurentiis, principal investigator del progetto e direttore del Dipartimento di Oncologia Senologica e Toraco-Polmonare dell'IRCCS Fondazione Pascale - è duplice: identificare biomarcatori predittivi di risposta alle terapie innovative, inclusa l'immunoterapia, e caratterizzare i meccanismi molecolari precoci di resistenza. La trascrittomica spaziale ci consente di mappare con precisione l'attività genica nel microambiente tumorale preservandone l'organizzazione spaziale, mentre l'analisi degli esosomi circolanti rende possibile un monitoraggio dinamico, non invasivo, dell'evoluzione della malattia sotto pressione terapeutica. È un cambio di paradigma: dalla risposta osservata a posteriori alla risposta predetta a priori. Questo è ciò che la medicina di precisione deve diventare per avere un impatto reale sull'esito clinico delle nostre pazienti".