(di Manuela Correra) Dialogo aperto sulla revisione del prontuario farmaceutico, dopo l'alert dei mesi scorsi per l'aumento della spesa per i farmaci. Ma con dei paletti chiari: i cittadini non devono pagare di più per i medicinali, nè vedersi ostacolato l'accesso alle terapie innovative. Il ministro della Salute Orazio Schillaci torna sulla questione, chiarendone i termini, dopo le polemiche dei giorni scorsi sulla proposta dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) che indica che per ogni categoria terapeutica di farmaci, anche con principi attivi differenti, si rimborsi solo quello con il prezzo più basso, lasciando a carico del cittadino la differenza, salvo che le aziende non accettino di ribassare i prezzi.
    Occasione per fare chiarezza è l'Assemblea pubblica 2026 di Farmindustria, aperta con un messaggio della premier Giorgia Meloni - che ha sottolineato come la farmaceutica sia una delle "eccellenze assolute del Made in Italy, un settore strategico per la salute, la crescita e la sicurezza della Nazione" - e che ha visto la partecipazione anche dei ministri Antonio Tajani, Orazio Schillaci, Annamaria Bernini e Adolfo Urso.
    "Ne discuteremo, nell'interesse soprattutto dei cittadini - ha affermato Schillaci in merito alla proposta Aifa di revisione del prontuario -. Io non voglio che i cittadini paghino di più per avere dei farmaci e non voglio che i cittadini italiani non abbiano accesso ai farmaci". E' importante "continuare ad offrire ai pazienti tutto ciò che l'industria farmaceutica produce. E' importante che i pazienti, indipendentemente da dove vivono e quanto guadagnano, abbiamo l'accesso più rapido ai farmaci, anche ai più innovativi". Poi c'è il problema della sostenibilità del Ssn e "credo sia importante - ha avvertito - avere nuovi strumenti e una nuova visione". La legge di Bilancio, ha quindi chiarito il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, prevede che il nuovo prontuario entri in vigore dal primo gennaio 2027, "quindi abbiamo i tempi per fare indagini puntuali". Ad ogni modo, la curva di crescita della spesa farmaceutica "si sta flettendo ed è in discesa, e la spesa farmaceutica non è fuori controllo". Da parte sua, il presidente di Farmindustria Marcello Cattani ha ribadito come la spesa farmaceutica sia "un investimento" ed è necessario anche pensare alla "sostenibilità industriale": "È impraticabile per le aziende l'ipotesi di una riduzione del prezzo dei farmaci", ha detto.
    Dall'Assemblea di Farmindustria arriva, in generale, la fotografia di un settore in 'piena salute' ma sul quale tuttavia incombono le incertezze della attuale situazione geopolitica, anche se il sistema produttivo italiano, ha detto Urso, "sta reagendo meglio degli altri". L'industria farmaceutica è "un fiore all'occhiello", ha affermato Tajani. E con "oltre 64 miliardi di euro di export, il farmaceutico è una delle punte di diamante della nostra economia", ha aggiunto Antonio Gozzi, delegato Confindustria. Di numeri record parla anche Cattani, con un export per il settore in aumento del 248% negli ultimi 10 anni. "Siamo in un contesto geopolitico con molte opportunità ma anche tanti rischi e occorre un'alleanza tra tutti gli attori per mantenere gli investimenti e gestire l'aumento dei costi", è il messaggio del presidente Cattani, che indica 4 priorità: dall'eliminazione del payback alla politica statunitense sui prezzi dei farmaci, dall'ipotesi di revisione del prontuario farmaceutico alla riduzione dei tempi di accesso alle cure. Sul settore continua infatti ad incombere proprio l'effetto delle nuove politiche Usa, a partire dalla clausola della Most favored nation (Mfn) che rischia di far perdere competitività all'Ue. Da qui la proposta di Schillaci di un patto Istituzioni-Industria per il rafforzamento della politica farmaceutica italiana: "È il primo gradino - ha concluso - di una politica industriale seria".