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(ANSA) - MILANO, 28 SET - Rimborsare i nuovi farmaci a mezzo milione di cittadini italiani con obesità ad alto rischio "costerebbe molto meno del recente giusto provvedimento sul bollo auto - richiedendo un investimento pubblico compreso tra 400 e 500 milioni di euro corrispondente al 20% circa di quanto è stato stanziato per il provvedimento sul bollo - e potrebbe far risparmiare oltre 1,6 miliardi di euro di spese sanitarie future". E' la stima di Silvio Buscemi, presidente della Società Italiana dell'obesità (Sio) che, in occasione del congresso della Società europea per lo studio del diabete (EASD) a Milano, sottolinea come "il vero costo dell'obesità è non curarla, mentre con il rimborso delle cure si avrebbe un aumento del 27% della produttività".
"Garantire l'accesso alle nuove terapie farmacologiche per l'obesità - spiega Buscemi - non è solo una scelta di tutela della salute, ma un forte propulsore per l'economia del Paese.
Rendere i trattamenti rimborsabili avrebbe infatti un costo per il Servizio Sanitario Nazionale stimabile in circa 1.000 euro all'anno per paziente, in linea con quanto il Ssn già riconosce per le stesse molecole ad uso diabetologico. Al contrario, la gestione dell'obesità non trattata comporta costi diretti e indiretti stimati in circa 13,6 miliardi di euro l'anno, tra complicanze della malattia e ricadute sulla produttività". In vista del Congresso nazionale della Sio a Palermo, dal 15 al 17 ottobre, la Società rinnova quindi il proprio appello al Governo affinché venga data una "risposta concreta a oltre mezzo milione di italiani che potrebbero trarre un immediato beneficio da queste cure, ma che oggi non vi accedono a causa dei costi non sostenibili direttamente dalle famiglie".
Sulla scorta delle esperienze già avviate con successo in altri Paesi europei, come la Francia, la Sio propone di individuare criteri di priorità ben definiti, destinando la rimborsabilità delle terapie ai pazienti a più alto rischio clinico, ovvero quelli con Indice di Massa Corporea (Bmi) superiore a 40 oppure superiore a 35 in presenza di comorbidità.
Oggi l'Italia, ricorda Buscemi, "investe circa 150 milioni di euro l'anno nella indispensabile chirurgia bariatrica, con 26.702 interventi eseguiti nel 2024. Affiancare una strategia farmacologica mirata consentirebbe di intervenire prima che la malattia evolva, riducendo il ricorso agli interventi più complessi e ampliando la platea dei pazienti trattati con un investimento sostenibile". "La nostra è una proposta sostenibile - conclude Buscemi -. Rivolgiamo un appello al Governo affinché colga questa opportunità. Riconoscere la rimborsabilità delle nuove molecole secondo precisi criteri di priorità clinica significa dare una risposta concreta a circa mezzo milione di cittadini, ridurre le future spese sanitarie e restituire salute e produttività all'Italia". (ANSA).


