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(ANSA) - ROMA, 23 GEN - "Il 21 di gennaio un paziente a Rieti in attesa di trasferimento in una Rems (Residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza) ricoverato in un reparto di psichiatria ha commesso un omicidio, uccidendo una persona ricoverata di 72 anni. Un caso analogo a quello accaduto tre anni fa a Pisa, in cui a perdere la vita fu la psichiatra Barbara Capovani. Alla luce di questi episodi, chiediamo al ministro della Salute e al ministro della Giustizia di avviare un percorso di riforma della legge che ha chiuso gli ospedali psichiatrici giudiziari che possa portare a garantire cura e sicurezza, come già suggerito anche dalla Corte Costituzionale.
Come società scientifica siamo disponibili a fornire proposte e strategie d'azione". È l'appello dei presidenti del Coordinamento nazionale dei servizi psichiatrici di diagnosi e cura, Emi Bondi e Giancarlo Cerveri, lanciato dopo il recente fatto di cronaca avvenuto a Rieti. "Due eventi molto simili, un reparto ospedaliero di psichiatria costretto a trattenere individui pericolosi socialmente, senza tutele, senza risorse dedicate, senza possibilità di garantire cure e di fornire sicurezza a pazienti e operatori - spiegano Bondi e Cerveri -.
La legge di chiusura degli Ospedali psichiatrici giudiziari (Opg), seppur giusta, è stata costruita su enormi ipocrisie, perché le persone coinvolte in questi percorsi di detenzione e cura sono state, di fatto, scaricate sui servizi di salute mentale senza preoccuparsi dell'impatto che avrebbero avuto sul sistema sanitario, sulla sicurezza delle persone già in cura e della tutela dei lavoratori (medici, infermieri, assistenti sociali, psicologi, educatori e altri)". "I dati ministeriali sono chiari - aggiungono Bondi e Cerveri -, i reparti di psichiatria sono i luoghi dell'ospedale più a rischio di aggressione. Germania, Gran Bretagna e tanti altri paesi hanno superato gli Ospedali psichiatrici giudiziari costruendo strutture dedicate ai soggetti autori di reato e sofferenti di gravi patologie psichiatriche fornendo possibilità di cure adeguate e garanzie di reale sicurezza per pazienti ed operatori". "Non sappiamo esattamente quante persone sono in lista d'attesa per le Residenze per l'esecuzione delle misure di sicurezza e collocate altrove e quanti soggetti non imputabili, pericolosi socialmente ed in libertà vigilata siano presenti sul territorio nazionale né dove siano collocati - concludono i presidenti del Coordinamento -. È quindi urgente una seria riforma della legge 81 del 2014". (ANSA).


