In Italia, un paziente oncologico su 10 continua a fumare nonostante la malattia. E' quindi prioritario rafforzare l'assistenza per aiutare a smettere, perchè "la cessazione sia parte integrante delle cure". E' il messaggio che l'Associazione italiana di oncologia medica (Aiom) lancia dal congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO) in corso a Chicago, in occasione della Giornata Mondiale Senza il Tabacco.
    Il tema è tra quelli centrali nei lavori dell'ASCO e grande attenzione della comunità scientifica è rivolta ad un lavoro appena pubblicato su JCO, organo ufficiale di ASCO. Ha valutato 324 specifici programmi di cessazione tabagica promossi dal Collegio americano dei chirurghi su donne con un tumore del seno. In totale sono stati convolti per 12 mesi 446mila pazienti. Il 63% dei fumatori ha ricevuto un'assistenza specifica con un forte incremento della percentuale di cessazione, passata dal 48% al 67,5%. "Il fumo - commenta Rossana Berardi, presidente eletto Aiom - è una dipendenza che riguarda un adulto su 4 nel nostro Paese e ha una percentuale significativa, oltre il 10%, anche fra i pazienti oncologici. I danni del tabagismo continuano anche dopo una diagnosi di cancro e le successive cure. Ma è anche dimostrato come non sia mai troppo tardi per smettere e i benefici sono quasi immediati.
    Sono sufficienti 3 mesi d'astinenza dal fumo per ridurre del 26% la mortalità da tumore in un paziente. Infatti, abbandonare i prodotti a base di tabacco migliora la sopravvivenza globale, riduce le complicanze e la tossicità e soprattutto aumenta l'efficacia dei trattamenti. Come oncologi dobbiamo riprendere gli esempi virtuosi che arrivano dagli USA dove sono sempre più attivi programmi specifici per la lotta al tabagismo. Consistono in counseling virtuali individuali, corsi di gruppo, terapie sostitutive della nicotina, supporto telefonico e altri strumenti". L'assistenza alla cessazione, sottolinea, "deve diventare parte integrante del sistema di cure e servono percorsi formativi per incentivarla anche tra i medici".
    "La lotta al tabagismo a 360 gradi è una delle nostre priorità", aggiunge Massimo Di Maio, presidente nazionale Aiom.

Insieme a Fondazione Airc, Fondazione Veronesi e Fondazione Aiom, ricorda Di Maio, "abbiamo raccolto oltre 51mila firme per una legge d'iniziativa popolare per aumentare di 5 euro il costo di tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina. È già stata superata quindi la quota di 50mila firme prevista dalla Costituzione e siamo pronti a consegnarle al Parlamento per la discussione. Un successo che testimonia quanto il tema della prevenzione dei danni dal fumo sia sentito da parte dei cittadini oltre che dalla comunità medico-scientifica. Integrare la cessazione strutturata nei percorsi clinici e sostenere politiche antifumo incisive sono due facce della stessa responsabilità verso i nostri pazienti".
    Il fumo, avverte, "rimane uno dei fattori di rischio oncologico più pericolosi. E preoccupa la grande diffusione che continua ad avere, soprattutto fra i più giovani. In Italia ben l'11% degli under 19 fuma regolarmente e tra di loro il 10% consuma già almeno mezzo pacchetto di sigarette al giorno". È soprattutto a questi 'baby fumatori' che è indirizzata la proposta di legge per aumentare bruscamente il costo delle sigarette: "provvedimenti simili - conclude Di Maio - sono già stati presi con successo in alcuni Paesi Europei".