PHOTO
(ANSA) - ROMA, 03 FEB - Una presenza spesso invisibile ma "decisiva" nella vita quotidiana dei pazienti oncologici: sono i caregiver, circa 3 milioni in Italia quelli che, secondo alcune stime, si occupano di persone colpite da tumori. Secondo l'Istat oltre 7 milioni di italiani assistono regolarmente un familiare senza alcuna retribuzione formale, e la letteratura scientifica internazionale mostra che il 61% dei caregiver oncologici sperimenta un carico assistenziale medio-alto, che oltre il 70% presta assistenza da più di sei mesi e che fino al 48% manifesta un burden psicologico significativo, mentre sul piano sociale ed economico, tra il 25% e il 29% dei caregiver è costretto a modificare la propria attività lavorativa. Lo sottolinea il Collegio italiano dei primari oncologi medici ospedalieri (Cipomo) alla vigilia della Giornata mondiale contro il cancro del 4 febbraio.
In questo scenario, rileva il Cipomo in una nota, si inserisce il disegno di legge approvato dal Consiglio dei Ministri il 12 gennaio, che mira a riconoscere ufficialmente la figura del caregiver familiare e a definire un sistema di diritti e tutele. "Quando si parla di oncologia, l'attenzione è giustamente concentrata sulle terapie innovative e sulla ricerca - afferma Paolo Tralongo, presidente Cipomo - ma la realtà quotidiana della cura è fatta anche di persone che accompagnano i pazienti ogni giorno, spesso per mesi o anni, sostenendoli non solo dal punto di vista pratico ma anche emotivo. Senza il lavoro dei caregiver, una parte importante delle cure non sarebbe possibile". Nel contesto oncologico, il caregiver familiare svolge infatti un ruolo complesso che va dalla gestione delle terapie alla sorveglianza dei sintomi, dal supporto psicologico e logistico per l'accesso ai servizi fino alla conduzione della vita quotidiana del paziente. Le evidenze scientifiche mostrano come questo impegno sia intenso, continuativo e di lunga durata, soprattutto nelle fasi avanzate della malattia, e come la salute del caregiver e quella del paziente siano strettamente interconnesse. Riconoscere e tutelare il caregiver, dunque, "non significa solo fare un atto di giustizia sociale - conclude Tralongo - ma anche migliorare la qualità dell'assistenza oncologica. Per questo il Ddl Caregiver rappresenta un passaggio importante: accanto ai farmaci servono politiche capaci di sostenere chi, ogni giorno, condivide il peso della malattia accanto ai pazienti". (ANSA).


