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(ANSA) - ROMA, 03 SET - "I dati diffusi dalla Fondazione Gimbe devono farci riflettere. Non siamo più di fronte soltanto a un problema di risorse insufficienti per la sanità: se questa tendenza continuerà, rischiamo di cambiare il modello sociale del nostro Paese". Così il presidente della Fnomceo, la Federazione nazionale dei medici chirurghi e degli odontoiatri, Filippo Anelli, commenta i nuovi dati sulla spesa sanitaria pubblica italiana nel 2025, in cui viene rilevato come l'Italia destini alla sanità pubblica il 6,2% del Pil, contro il 7,1% della media Ocse ed europea; è quindicesima in Europa per spesa pubblica pro capite e ultima tra i Paesi del G7. Inoltre sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a visite specialistiche o esami diagnostici. Intanto aumentano il ricorso alla spesa privata e le disuguaglianze sociali e territoriali.
"Se chi dispone delle risorse economiche può acquistare rapidamente una prestazione e chi non le ha deve aspettare o rinunciare, stiamo progressivamente passando da un sistema universalistico a un sistema nel quale i diritti diventano diversi a seconda delle possibilità economiche - sostiene Anelli -. È quella che Gimbe definisce una 'selezione dei diritti per reddito'. E questo significa mettere in discussione non soltanto l'articolo 32, ma anche quel principio di uguaglianza sostanziale che è alla base della nostra Costituzione".
Per Anelli, però, l'aumento delle risorse deve essere accompagnato da una scelta precisa sulle priorità di investimento. "La prima priorità sono i professionisti, perché è il capitale umano a reggere il Servizio sanitario nazionale. - prosegue il presidente della Fnomceo -. Possiamo costruire Case della Comunità e Ospedali di Comunità, acquistare tecnologie e innovare l'organizzazione, ma senza medici e altri professionisti sanitari motivati e messi nelle condizioni di lavorare bene, quelle strutture rischiano di non trasformarsi in servizi reali per i cittadini".
Infine, per Anelli, "la prossima legge di Bilancio deve segnare un cambio di passo. Servono risorse adeguate per il Servizio sanitario nazionale, ma una parte significativa di queste risorse deve essere destinata al capitale umano, alle retribuzioni e alle condizioni di esercizio professionale".
(ANSA).


