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(ANSA) - ROMA, 10 APR - Tra i divieti ancora in vigore nella la legge 40 sulla procreazione medicalmente assistita, approvata più di vent'anni fa, c'è quello che non consente di donare alla ricerca gli embrioni (più correttamente blastocisti) non idonei a una gravidanza. Oggi vengono crioconservati all'infinito, eppure - come rileva l'associazione Luca Coscioni in una nota - potrebbero essere più utili alla ricerca scientifica per dare vita a nuove terapie.
Per questo, nella giornata mondiale del Parkinson, Maurizio Fravili, 68enne che ne è affetto, insieme all'associazione Luca Coscioni, chiede la la rimozione di questo divieto. Come ricorda Maurizio nel suo appello in video, in Svezia e in altri Paesi si stanno sperimentando terapie basate su cellule staminali embrionali anche contro la malattia di Parkinson. I primi risultati sono molto promettenti, ma in Italia, se un ricercatore facesse lo stesso, rischierebbe fino a 6 anni di carcere e 150.000 euro di multa.
"Il Parkinson è una malattia che spegne il corpo lentamente, colpendo le cellule nervose e compromettendo l'autonomia, la qualità della vita e la libertà", dice Maurizio nel video. "Mentre io peggioro, la scienza nel mondo sta facendo progressi enormi. Così, quella che potrebbe diventare una cura, da noi è un crimine: a me non sembra giusto. Dobbiamo decidere se vogliamo essere il Paese che difende i divieti o quello che difende le persone", aggiunge L'associazione Luca Coscioni su questo tema ha promosso una petizione che chiede al Parlamento italiano di approvare una legge che permetta di donare alla ricerca scientifica gli embrioni non idonei a una gravidanza, così da superare le attuali limitazioni della Legge 40/2004 e favorire lo sviluppo di nuove terapie, nel rispetto del diritto alla scienza e delle indicazioni internazionali e costituzionali.
"La Corte costituzionale, con la sentenza 84 del 2016, ha già evidenziato che un divieto assoluto è inadeguato e ha chiamato il Parlamento a intervenire per bilanciare i diritti in gioco - sostengono Filomena Gallo e Marco Cappato, rispettivamente segretaria nazionale e tesoriere dell'associazione -. Da allora sono passati quasi dieci anni senza alcuna risposta. Chiediamo al Parlamento di cancellare subito questo divieto e permettere la donazione alla ricerca.
L'Italia deve decidere: difendere un'ideologia o dare una possibilità di cura a chi soffre." (ANSA).


