(ANSA) - ROMA, 20 MAR - "Non stiamo parlando di una malattia grave nella maggior parte dei casi, ma di un problema che nasce da falle evitabili: controlli insufficienti e comportamenti a rischio, soprattutto sul fronte alimentare". Lo afferma Fabrizio Pregliasco, direttore della scuola di specializzazione in igiene e medicina preventiva all'Università degli Studi di Milano La Statale nello spiegare cosa sta accadendo in Campania, dove sono in aumento i casi di epatite A (133 a ieri sera). "I molluschi crudi continuano a essere uno dei principali indiziati - sostiene Pregliasco -. Il messaggio è semplice: non serve allarmismo, serve responsabilità. Più controlli nella filiera, più attenzione da parte dei cittadini. Perché questi focolai non sono inevitabili: si possono prevenire. La situazione è sotto controllo, ma abbassare la guardia sarebbe un errore".
    "133 casi non sono pochi, ma non è un allarme grave per la popolazione generale - sottolinea l'esperto -. Il dato va interpretato nel contesto: in tutta Italia nel 2024 ci sono stati circa 443 casi di epatite A in un anno, quindi 133 casi concentrati in una sola regione (Campania) in poche settimane indicano un focolaio locale (outbreak), non un'epidemia nazionale. L'epatite A è quasi sempre autolimitante (guarisce da sola) e la mortalità molto è bassa (i decessi sono rari e soprattutto negli anziani) quindi non è una malattia 'pericolosa' come le epatiti B o C".
    "In Italia i casi sono in aumento negli ultimi anni - conclude Pregliasco -. In Campania si parla proprio di aumento recente con attenzione su Napoli e quindi non è un evento isolato ma neanche fuori controllo. Per il sistema sanitario la situazione è da monitorare (cluster epidemico). Per il cittadino medio il rischio è basso se si adottano precauzioni, mentre per persone a rischio (anziani, epatopatici) serve invece più attenzione".
    (ANSA).