(di Manuela Correra) Se sul posto fosse subito giunto un medico, "con grande probabilità Abderrahim Fakir, morto a Bologna durante un intervento delle forze dell'ordine, si sarebbe potuto salvare". E' netta la posizione del presidente della Società italiana sistema 118 (Sis 1118) Mario Balzanelli che, analizzando con l'ANSA i fatti che hanno portato al tragico decesso del 42enne marocchino, rileva come si sia probabilmente dinanzi ad una catena di errori dimostratasi infine fatale: la comunicazione iniziale di richiesta d'aiuto forse "inappropriata", l'utilizzo di spray al peperoncino che risulta pericoloso nei soggetti asmatici come era Fakir e, soprattutto, il ricorso alla manovra di contenzione con posizione prona e viso a terra "estremamente pericolosa, fino ad uccidere".
    Primo punto da chiarire, secondo Balzanelli, è proprio la comunicazione iniziale intercorsa con la centrale 118 per la richiesta di un'ambulanza: "In presenza di un soggetto con forte agitazione psicomotoria - spiega - si attiva solitamente un codice di criticità giallo, che indica potenziale pericolo di vita, e prevede l'invio di un'ambulanza con la presenza di personale medico e infermieristico. Nel caso di Fakir, la prima ambulanza giunta sul posto aveva a bordo volontari e solo una seconda ambulanza, giunta successivamente perchè richiesta, aveva a bordo un medico. Quindi, è probabile che ci sia stata una comunicazione iniziale inappropriata nella descrizione dello stato di Fakir all'operatore della centrale, che non ha ritenuto di inviare subito un mezzo con medici a bordo". Se però un medico fosse giunto tempestivamente, questa morte si sarebbe forse potuta evitare: "Il medico avrebbe infatti potuto effettuare prima delle misure di 'de-escalation' con tecniche mirate a calmare il soggetto e quindi, eventualmente, una procedura di sedazione farmacologica per mettere in protezione il soggetto da eventuali complicanze dovute allo stato di forte agitazione persistente, come aritmie e picchi ipertensivi che possono innescare un arresto cardiaco". I volontari sul posto inizialmente, aggiunge, "non avevano le competenze necessarie per effettuare una sedazione e non hanno potuto fare altro, constatata la gravità della situazione, che chiamare un mezzo dotato di medico". Ma, nel frattempo, Fakir era immobilizzato col viso schiacciato a terra. E proprio il ricorso a questo tipo di manovra di contenzione è duramente criticato dal presidente del 118: "E' una manovra errata, rischiosa e mai indicata. La contenzione fisica prolungata in posizione prona, con il peso degli operatori sul torace e la compressione della nuca, può infatti uccidere. Schiacciato a terra, con il peso di uno o più operatori sul dorso, il soggetto non riesce più a espandere il torace e il diaframma. Proprio quando servirebbe iperventilare per smaltire l'anidride carbonica in eccesso, la meccanica respiratoria è bloccata: la CO₂ si accumula, il sangue si acidifica, il cuore cede. La compressione del collo aggrava il quadro". A dimostrarlo sono anche vari studi scientifici, afferma Balzanelli, e "sul piano epidemiologico, un'inchiesta condotta nel 2024 dall'Associated Press ha documentato oltre mille decessi in un decennio negli Stati Uniti dopo l'impiego di forza non letale, e l' immobilizzazione a faccia in giù è stata riscontrata in almeno 740 casi". Per Fakir è stato inoltre utilizzato lo spray al peperoncino pochi istanti prima dell'immobilizzazione: "L'oleoresin capsicum può provocare laringospasmo e broncospasmo, con chiusura delle vie aeree, effetti che diventano pericolosi in chi soffre d'asma. E i familiari di Fakir - conclude Balzanelli - riferiscono che l'uomo era asmatico, con precedenti ricoveri per problemi respiratori".