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La radiologia deve essere considerata un "investimento strategico per il Servizio sanitario nazionale": il suo contributo, infatti, non si misura esclusivamente nel numero di esami eseguiti, ma nella capacità di migliorare le diagnosi, orientare le scelte terapeutiche, evitare prestazioni inappropriate e sprechi, e offrire trattamenti sempre meno invasivi. È il messaggio lanciato dai radiologi medici al 52esimo congresso nazionale della Società italiana di radiologia medica e interventistica (Sirm), in corso a Milano, durante il quale è stato evidenziato come oggi il radiologo non si limita più a individuare una malattia attraverso un esame, ma partecipa alle decisioni terapeutiche, esegue trattamenti mininvasivi e segue il paziente anche durante il ricovero.
"Dalla diagnosi precoce dei tumori alle malattie cardiovascolari e neurologiche, fino alla gestione delle patologie croniche, la radiologia assume un ruolo sempre più centrale - spiegano Nicoletta Gandolfo, presidente della Sirm e Roberto Grassi, presidente del congresso -. Questa evoluzione rappresenta una grande opportunità anche per il Servizio sanitario nazionale, perché consente di migliorare la qualità dell'assistenza e utilizzare in modo più efficiente le risorse disponibili.
Appropriatezza e innovazione devono procedere insieme: prescrivere l'esame giusto, al momento giusto e alla persona giusta significa evitare prestazioni inutili, ridurre i ritardi diagnostici e favorire interventi tempestivi".
In un sistema sanitario chiamato ad affrontare l'invecchiamento della popolazione, l'aumento delle malattie croniche e la crescente pressione sulla spesa pubblica, la diagnostica per immagini rappresenta una risorsa strategica. "L'intelligenza artificiale rappresenta uno degli strumenti più importanti di questa trasformazione - spiega Andrea Laghi, direttore del dipartimento di diagnostica per immagini all'Irccs Istituto clinico Humanitas, e professore ordinario di Radiologia all'Humanitas University -. Dieci anni fa una risonanza magnetica poteva richiedere 20-30 minuti, mentre oggi, grazie alle nuove tecnologie, alcune acquisizioni possono essere completate anche in circa 10 minuti. Gli algoritmi, sviluppati attraverso l'analisi di enormi quantità di dati, consentono di accelerare l'esame senza rinunciare alla qualità diagnostica.
Nella tomografia computerizzata, inoltre, l'IA può contribuire a ridurre la dose di radiazioni necessaria per ottenere immagini di qualità".
La trasformazione della radiologia non riguarda però soltanto la tecnologia. Il cambiamento più profondo è rappresentato dal passaggio dalla diagnosi al trattamento diretto delle malattie.
La radiologia interventistica consente infatti di eseguire procedure mirate e mininvasive, spesso guidate dalle immagini, in molti casi alternative alla chirurgia tradizionale. "Uno degli esempi più significativi arriva dall'oncologia - spiega Gianpaolo Carrafiello, direttore del dipartimento Area dei servizi al Policlinico di Milano e professore ordinario di diagnostica per immagini all'Università degli Studi di Milano -.
Queste procedure trovano applicazione soprattutto in alcune neoplasie del fegato, del rene e in determinate localizzazioni metastatiche. Risultati importanti emergono anche nel trattamento di alcuni tumori renali di piccole dimensioni, per i quali le tecniche ablative possono raggiungere percentuali di successo clinico nell'ordine del 94-96%. Un ulteriore fronte di ricerca riguarda la possibile integrazione tra radiologia interventistica e immunoterapia".


