È entrato in vigore l'obbligo per tutte le strutture sanitarie e sociosanitarie, pubbliche e private, di adeguarsi introducendo strumenti di gestione del rischio clinico e dei sinistri. Dal 16 marzo 2026 è terminato, infatti, il regime transitorio previsto dal decreto attuativo della Legge 24/2017 (Legge Gelli-Bianco), che disciplina la responsabilità professionale sanitaria e la sicurezza delle cure.

In Italia il contenzioso sanitario genera ogni anno migliaia di richieste risarcitorie, con un impatto economico significativo tra costi assicurativi, fondi rischi e contenziosi legali. La scadenza rappresenta quindi un passaggio importante per ospedali, cliniche e poliambulatori. La mancata conformità ai nuovi obblighi potrebbe infatti incidere sulla posizione difensiva delle strutture in caso di contenzioso, con riflessi anche sui percorsi di autorizzazione e accreditamento.

Tra gli adempimenti più significativi vi è l'obbligo, per ogni struttura, di dotarsi di un Comitato Valutazione Sinistri, interno oppure istituito tramite convenzione, ovvero un team multidisciplinare che ha il compito di analizzare e valutare le richieste risarcitorie, verificandone la pertinenza e la fondatezza sotto il profilo medico-legale, clinico e giuridico.

Il provvedimento rafforza inoltre un altro pilastro introdotto dalla Legge Gelli-Bianco, ossia l'obbligo per le strutture di predisporre una relazione annuale sulla gestione del rischio sanitario, documento che deve analizzare l'efficacia dei processi adottati, confrontare i risultati con gli anni precedenti e individuare eventuali criticità organizzative.
"Il vero cambio di paradigma - conclude Fulvio Basili, presidente di ECOSafety, gruppo specializzato nella consulenza sul rischio clinico - è passare da una gestione reattiva del contenzioso a una gestione preventiva del rischio clinico, nella quale organizzazione, formazione e tecnologia lavorano insieme per ridurre gli eventi avversi e migliorare la sicurezza dei pazienti".