"Se fosse confermata l'ipotesi che i due cooperanti rientrati in Italia e risultati negativi al virus Bundibujo-Ebola hanno contratto una infezione batterica gastroenterica, questo non avrebbe alcun impatto sanitario per il nostro Paese". Lo spiega all'ANSA Gianni Rezza, professore di Igiene e Sanità pubblica all'università Vita-Salute San Raffaele di Milano.
"Se si trattasse di infezioni batteriche di questo tipo, come quella causate dal batterio Shigella, si tratterebbe cioè - afferma l'esperto - di patologie di minore 'impatto sociale', comunemente riscontrate in persone che viaggiano in aree povere e che non implicano il rischio di un'ampia diffusione dal momento che il contagio è possibile solo attraverso il contatto con oro-fecale, con cibo e acqua contaminati".
Se la diagnosi più probabile è quella di infezione da shigello, afferma, "si tratta di un batterio trasmesso per via fecale-orale, di frequente riscontro nei paesi poveri di risorse con infrastrutture carenti. È per questo che chi si reca in paesi in via di sviluppo deve mantenere rigide procedure igieniche (lavaggio delle mani) ed evitare bevande non imbottigliare e verdure crude, quindi potenzialmente contaminate. Naturalmente, ciò non comporta un rischio di diffusione sul nostro territorio. Il contagio è solo per via orofecale, per cui rischia chi condivide il bagno ad esempio. In Africa ci si infetta perché non funzionano fogne e acqua potabile, c'è scarsa igiene e vengono contaminati acqua e alimenti".
Dunque, "nessun pericolo ma Regione e ministero fanno benissimo a tenere alta la guardia. Bisogna comunque considerare che le febbri del viaggiatore sono tante ed il rischio che si tratti di Ebola, per chi proviene da zone attualmente non direttamente coinvolte, non è alto". Al momento, conclude l'esperto, "è bene che il sistema sia addestrato e reso sensibile, e che venga in questo modo testato. Allo stesso tempo è opportuno evitare allarmismi ogni volta che un caso sospetto si verifichi, e lasciar lavorare in tranquillità la sanità pubblica e le istituzioni sanitarie nel loro complesso".
Rezza, infezione batterica per cooperanti non avrebbe impatto sanitario
25 maggio 2026 • 18:16

