Ben nove scienziate italiane in campo biomedico su dieci (89%) hanno incontrato almeno una barriera legata al genere nella propria carriera, il 91% affronta difficoltà nel conciliare carriera e vita privata e solo il 17% si considera soddisfatta dell'attuale livello di parità e inclusività nel campo della ricerca medica. Inoltre, il 37% ha pensato almeno una volta di lasciare la ricerca biomedica o di cambiare organizzazione.
    Sono alcuni dei dati di uno studio pubblicato su European Journal of Cancer Prevention, promosso dal Club Top Italian Women Scientists (Tiws) e sostenuto da Fondazione Onda Ets.
    L'indagine ha coinvolto una selezione di ricercatrici senior in campo biomedico, con una produzione scientifica continuativa e di elevato impatto di citazioni. Il quadro che emerge mostra come il talento, la produttività scientifica e il riconoscimento internazionale non siano ancora sufficienti a garantire pari opportunità: il 57% delle intervistate, infatti, riferisce maggiori difficoltà nell'accedere a posizioni di leadership; il 52% nella progressione di carriera; il 39% segnala stereotipi o pregiudizi nei confronti delle donne nella ricerca biomedica. A pesare è anche l'organizzazione del lavoro: il 56% fatica a disconnettersi completamente dagli impegni professionali; la stessa percentuale lamenta la mancanza di tempo da dedicare a sé; tra le ricercatrici con figli, 9 su 10 hanno incontrato difficoltà da moderate a severe nel conciliare la cura dei bambini con la carriera; il 72% delle intervistate ha inoltre prestato assistenza ad altri familiari. Tra le priorità su cui intervenire, le ricercatrici indicano: aumentare la presenza femminile nei ruoli decisionali (74%); maggiori strumenti per conciliare vita privata e lavoro (65%); una più adeguata valorizzazione del contributo delle scienziate attraverso riconoscimenti e opportunità di visibilità (59%); maggiore flessibilità lavorativa (56%); politiche concrete per favorire avanzamenti di carriera e promozioni (54%).