L'impiego di terapie efficaci nella prevenzione di eventi cardiovascolari nelle persone con obesità potrebbe generare in Italia risparmi fino a 550 milioni di euro in due anni. L'incidenza di eventi cardiovascolari avversi maggiori (Mace), tra cui infarto e ictus non fatali, è infatti maggiore nella popolazione con obesità, con un rischio di insorgenza rilevato del 67-85%. Inoltre, le persone con obesità vengono riospedalizzate con una frequenza 1,4 volte superiore e costi elevati per il Servizio sanitario.
 E' la stima che emerge dallo studio condotto dal CEIS - Centre for Economic and International Studies dell'Università di Roma Tor Vergata, in cui i pazienti sono stati seguiti per un periodo di follow-up di 3 anni. In totale, sono stati arruolati 912.266 pazienti. Di questi, 873.922 che non hanno registrato alcuna ospedalizzazione precedente presentavano una diagnosi di obesità, 6.382 pazienti di sovrappeso, 29.307di obesità non specificata e 2.655 di obesità grave. Lo studio, presentato al Congresso europeo dell'obesità Eco2026, si è proposto di quantificare il peso epidemiologico ed economico dei Mace nella popolazione generale e con obesità in Italia e stimare l'impatto dei farmaci efficaci.
L'obesità è stata recentemente riconosciuta come una vera e propriapatologia cronica e inserita nel Piano Nazionale della Cronicità. In Italia, quasi 6 milioni di cittadini, l'11,8% della popolazione adulta, soffre di obesità e circa il 34% è in sovrappeso, con un impatto significativo sulla salute pubblica e sui costi sanitari. Le malattie cardiovascolari sono tra le principali e più gravi complicanze nelle persone con obesità e rappresentano una delle principali cause di morte nel nostro Paese, essendo responsabili di circa il 31% di tutti i decessi totali.

La stretta correlazione tra obesità e malattie cardiovascolari, oltre a determinare un aumento rilevante della mortalità, ha un notevole impatto anche in termini di ospedalizzazioni e riospedalizzazioni, costituendo una delle sfide più gravi per la salute pubblica globale.
Nel periodo 2015-2019, 1.443.971 pazienti sono stati ospedalizzati per Mace (98% over45 anni) e la spesa media annua a carico del Ssn legata ai ricoveri per Mace è stata pari a 2 miliardi di euro, con un costo medio per ricovero di 6.837 euro.

I costi diretti legati all'obesità - con le ospedalizzazioni Mace come voce predominante - costituiscono il 59% dell'onere economico complessivo correlato alla patologia. Il 41% è attribuibile ai costi indiretti (perdita di produttività, assenteismo, prestazioni Inps). Lo studio, ha sottolineato Paolo Sciattella, ricercatore del Ceis, "conferma il significativo impatto epidemiologico ed economico dei Mace in Italia, evidenziando il ruolo chiave dell'obesità non solo come malattia, ma anche come fattore di rischio per ospedalizzazioni ripetute e costi sanitari elevati".

I risultati, si legge nello studio, "supportano la necessità di strategie di prevenzione mirate nei pazienti con obesità e pregresse complicanze cardiovascolari, non solo per ridurre il burden sanitario legato ai Mace, ma anche per garantire una sostenibilità economica nel lungo periodo del Ssn". Dunque, conclude l'indagine, "l'integrazione di opzioni terapeutiche efficaci nella riduzione del rischio cardiovascolare, con interventi sullo stile di vita, potrebbe rappresentare una strategia costo-efficace per ridurre le ospedalizzazioni e migliorare gli esiti clinici".