(di Manuela Correra)

   Cresce la paura per l'epidemia causata in Africa dal virus Bundibugyo, variante di Ebola contro cui non sono disponibili ad oggi terapie o vaccini. Il virus si sta diffondendo nella Repubblica democratica del Congo (Rdc) ed i numeri sono in aumento. Il rischio per gli altri Paesi, afferma l'Oms, resta basso ma il ministero della Salute italiano, seguendo il principio della massima precauzione, ha emanato una circolare disponendo la sorveglianza sanitaria per il personale di ong e per i cooperanti che rientrano in Italia dalle zone colpite, allertando anche le compagnie aeree. Le misure di vigilanza riguardano il personale, sanitario e non, impiegato in attività di cooperazione o supporto sanitario o logistico impiegato nelle zone interessate dal focolaio, attualmente Congo e Uganda.

   La procedura prevede un modello di dichiarazione sanitaria, contenente i dati personali della persona in arrivo - da sottoscrivere a cura del responsabile dell'Organizzazione - da inviare via email al Ministero della Salute con almeno 48 ore di anticipo rispetto alla partenza dalla zona affetta ed in cui si specifica che la persona non manifesta sintomi. E' anche prevista una scheda anamnestica per la registrazione dei dati. Presso gli ambulatori degli uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) verrà quindi attivata una procedura di valutazione del soggetto rientrante che prevede la misurazione della temperatura. Agli operatori provenienti da zone a rischio che non abbiano riportato alcun tipo di esposizione nei 21 giorni precedenti, o per i quali non sia possibile stabilire se l'esposizione sia avvenuta o meno, si raccomanda di attivare comunque la stessa sorveglianza dei contatti a basso rischio, basata sull'autosorveglianza quotidiana.

    Allertate le compagnia aeree, mentre in caso di insorgenza di sintomi durante il volo si prevede che l'aereo dovrà atterrare solo presso gli aeroporti sanitari di Fiumicino o di Malpensa. Ad oggi, l'Oms segnala 131 morti e 513 casi sospetti in Congo. Due casi sono segnalati in Uganda ed un cittadino statunitense risultato positivo è stato trasferito in Germania. L'allerta è alta anche perchè in queste zone del Congo si concentrano oltre 2 milioni di sfollati interni e rimpatriati: considerando che l'accesso ai servizi di base è limitato, cresce il rischio di diffusione del virus che ha un tasso di letalità che è variato dal 30% al 50%. Il direttore generale dell'Oms Tedros Ghebreyesus, nel suo intervento all'assemblea annuale degli Stati membri, si è detto inoltre "profondamente preoccupato per la portata e la velocità" dell'epidemia in Congo, convocando il comitato di emergenza.

   Tra gli argomenti al centro dell'incontro anche il tema dei vaccini. Non esistono prodotti approvati per il ceppo Bundibugyo, tuttavia, in studi condotti su animali, il vaccino in uso contro il ceppo Ebola Zaire sembra offrire qualche protezione. Il comitato potrebbe discutere se testare il prodotto per offrire protezione nell'epidemia in corso. Al momento, l'Oms sconsiglia l'adozione di restrizioni ai viaggi o al commercio verso Congo o Uganda. In direzione opposta, Gli Stati Uniti hanno invece sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da Ebola (Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan), esortando i cittadini americani a non viaggiare nei paesi colpiti.

   Invita a tenere la guardia alta anche l'epidemiologo Gianni Rezza, secondo cui i numeri dell'epidemia in Congo sono sottostimati ed è "ragionevole non escludere il possibile arrivo di alcuni casi in paesi che si trovino fuori del continente africano qualora venissero colpite le città più grandi dei paesi coinvolti, dotate di aeroporti internazionali". Nessun segno invece, rassicura l'Oms, di una estensione del focolaio di Hantavirus. Forte il richiamo che arriva dal direttore Ghebreyesus: "Le epidemie di Ebola e Hantavirus delle ultime due settimane dimostrano perché le minacce internazionali richiedano una risposta internazionale e perché il mondo abbia bisogno dell'Oms".

L'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) sconsiglia l'adozione di restrizioni ai viaggi e/o al commercio verso la Repubblica Democratica del Congo o l'Uganda sulla base delle informazioni disponibili relative all'attuale epidemia di virus Bundibugyo, una variante di Ebola (BVD). Lo sottolinea la circolare del ministero della Salute relativa all'attivazione della sorveglianza sanitaria al personale impiegato in attività di cooperazione o supporto sanitario o logistico, sanitario e non, impiegato nelle zone del Paese interessate dal focolaio.

   "Tali misure - si legge nella circolarte - vengono solitamente adottate per motivi di paura e non hanno alcun fondamento scientifico. Esse spingono la circolazione di persone e merci verso valichi di frontiera informali non controllati, aumentando così il rischio di diffusione delle malattie. Soprattutto, queste restrizioni possono anche compromettere le economie locali e influire negativamente sulle operazioni di risposta dal punto di vista della sicurezza e della logistica".

   Il tasso di letalità nelle due precedenti epidemie di virus Bundibugyo in Congo, ricorda il ministero, è variato dal 30% al 50%. A differenza della malattia da virus Ebola, non esiste un vaccino autorizzato o terapie specifiche contro il virus Bundibugyo, "sebbene un intervento tempestivo di supporto sia fondamentale per l'esito favorevole della malattia". Il 15 maggio 2026, il Ministero della Salute Pubblica della Repubblica democratica del Congo Rdc ha ufficialmente dichiarato la 17a epidemia di malattia da Ebola nella Rdc. Il 16 maggio 2026, il direttore generale dell'Oms ha dichiarato che l'epidemia di malattia da virus Ebola causata dal ceppo Bundibugyo nella Rdc e in Uganda costituisce un'emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale.

   Le misure di risposta nei paesi colpiti includono il dispiegamento di squadre di intervento rapido, la fornitura di materiale medico, il rafforzamento della sorveglianza, la conferma di laboratorio, l'istituzione di centri di trattamento sicuri e il coinvolgimento della comunità.

Gli Stati Uniti hanno sospeso il diritto di ingresso nel Paese ai cittadini non americani che negli ultimi 21 giorni sono stati nelle aree colpite da ebola: Uganda, Repubblica Democratica del Congo, Sud Sudan. Il provvedimento, emesso dai Centers for Disease Control and Prevention (Cdc), sarà in vigore per i prossimi 30 giorni ed è giustificato con la necessità di "proteggere la salute degli Stati Uniti dal grave rischio rappresentato dall'introduzione della malattia da virus ebola negli Stati Uniti da parte di questi stranieri". Critiche alla decisione dall'Africa Cdc, l'agenzia per la salute pubblica dell'Unione Africana. 

   "L'Africa Cdc riconosce pienamente la responsabilità sovrana di ogni governo di proteggere la salute e la sicurezza del proprio popolo. La nostra preoccupazione non riguarda l'obiettivo di proteggere le popolazioni, ma l'uso di forti restrizioni ai viaggi come strumento principale di salute pubblica durante le epidemie", ha affermato l'organizzazione in una nota. "L'esperienza dell'Africa Cdc ha dimostrato che forti restrizioni ai viaggi e chiusure delle frontiere spesso offrono benefici limitati per la salute pubblica, creando al contempo significative conseguenze economiche, umanitarie e operative".

   L'agenzia sanitaria ha perciò invitato "tutti i Paesi, all'interno dell'Africa e a livello globale, ad astenersi dall'imporre restrizioni commerciali o di viaggio non necessarie in risposta a questa epidemia. Il mondo deve evitare di ripetere gli errori delle precedenti emergenze sanitarie, in cui misure dettate dalla paura hanno causato gravi danni economici senza fornire benefici proporzionali per la salute pubblica", ha concluso. "L'Africa ha bisogno di solidarietà, non di stigma".