"Se un cittadino viene mandato via perché le liste d'attesa sono chiuse, ma se paga magicamente ci sono medici, sale e apparecchiature disponibili, questo non è scorretto. È disumano. Il Governo sta facendo la sua parte.
    Abbiamo messo le regole. Abbiamo stanziato più risorse. Stiamo costruendo gli strumenti di controllo. Ma la partita si gioca nelle corsie e lì dove ogni giorno qualcuno decide se rispettare le regole o aggirarle. Per questo continueremo a vigilare, a intervenire dove serve, senza sconti per nessuno". Lo ha sottolineato il ministro della Salute, Orazio Schillaci, al question time alla Camera.

    "Il diritto alla salute non può dipendere dalla capacità di pagare, è questo il principio che non può essere violato.
    Chiamiamo le cose con il loro nome: illegalità, disonestà, indegno", ha detto. Schillaci ha quindi ricordato che la legge 73 del 2024 prevede regole precise: l'attività libero-professionale intramuraria non può mai superare quella istituzionale e il volume di prestazioni private di ogni medico deve essere inferiore a quelle pubbliche. E c'è un obbligo di verifica da parte delle Direzioni aziendali. Inoltre, quando le liste d'attesa superano i tempi previsti, le Direzioni generali devono garantire le prestazioni anche attraverso la libera professione, ma al prezzo delle tariffe pubbliche, ovvero solo con il ticket.

    "Apprezzo molto la presa di posizione immediata di alcuni dei nuovi Presidenti di regioni. Invece di negare l'evidenza o nascondersi dietro la mancanza di risorse - ha quindi rilevato il ministro - hanno subito dichiarato l'impegno a riorganizzare le strutture, a perseguire le indecenze e a fare ogni sforzo per invertire la tendenza. Questa è serietà ed è responsabilità.
    Hanno capito che il problema non si risolve con i titoli di giornale ma con i fatti". Secondo il ministro, "in troppe Regioni le risorse ci sono ma non vengono spese. Non basta dire che servono i medici. Servono più medici in alcune specialità.
    Se però le prestazioni ambulatoriali vengono concentrate in poche ore al giorno mentre la libera professione è disponibile 24 ore, il problema non è il numero di medici. È la volontà - ha concluso - di organizzarsi in maniera diversa".