Ritenuto ormai obsoleto da varie società scientifiche e anche dall'Oms, il tanto discusso Indice di massa corporea (Bmi) resta tuttavia ad oggi l'unico strumento di screening contro l'obesità che si dimostra rapido, universale e a costo zero, nonostante in Italia l'83% dei pazienti ne sia ancora sprovvisto e solo il 17% abbia questo dato registrato nella propria cartella medica. In assenza di parametri migliori e ugualmente accessibili, "eliminarlo rischierebbe di ritardare la diagnosi e il trattamento dei pazienti". A schierarsi in difesa del Bmi come strumento di screening è la Società Italiana dell'Obesità (Sio) dal Congresso europeo sull'obesità (ECO2026).

"Oggi - afferma Silvio Buscemi, presidente Sio -.assistiamo a un paradosso pericoloso: da un lato la Lancet Commission propone criteri diagnostici basati sul danno d'organo che complicano e rallentano l'accesso ai trattamenti; dall'altro, i dati reali ci dicono che in Italia non riusciamo nemmeno a pesare e misurare i pazienti. Sposiamo la linea di pragmatismo: lo screening e la diagnosi devono restare semplici e immediati, o l'obesità resterà una malattia invisibile". Secondo la Sio, il Bmi resta lo strumento di orientamento iniziale insostituibile. "È vero che non è un parametro perfetto e che esistono falsi positivi o negativi - continua Buscemi - ma è un riferimento. Chiedere di sostituirlo con ecografie o analisi approfondite del danno d'organo per ogni sospetto caso di obesità è insostenibile soprattutto dal punto di vista organizzativo. Non dobbiamo aspettare che la malattia manifesti le sue 200 possibili complicanze per intervenire. Il Bmi ci permette di fare screening subito".

Attualmente tuttavia, ricorda Buscemi citando lo studio Itros condotto su 1,8 milioni di pazienti italiani,solo il 17% dei pazienti presenta il dato del Bmi registrato nelle cartelle dei medici di medicina generale. Nonostante sia il parametro più semplice (richiede solo peso e altezza), viene rilevato raramente a causa di barriere burocratiche e mancanza di tempo. "Siamo ancora all'alba della misurazione di base e c'è chi vorrebbe già imporre parametri d'élite - sottolinea Buscemi -. Se non riusciamo a ottenere un dato banale come il Bmi nell'83% dei casi, come possiamo pensare di rivoluzionare le linee guida con criteri più complessi? Significherebbe rendere l'obesità una malattia fantasma per il sistema sanitario".