(ANSA) - ROMA, 20 MAG - Il 44,1% dei fumatori italiani non conosce alcuno strumento di supporto per smettere di fumare.
    Solo il 36,2% conosce i centri antifumo, strutture in cui opera personale specializzato per fornire un aiuto competente e valido a chi decide di smettere di fumare attraverso trattamenti integrati (terapie farmacologiche e supporto psicologico individuale o di gruppo). Il 17% circa conosce il Telefono verde contro il fumo e la piattaforma 'Smetto di fumare' dell'Istituto superiore di sanità. È quanto emerge da una nuova indagine realizzata da AstraRicerche per la Fondazione Umberto Veronesi Ets su fumatori ed ex fumatori italiani, presentata ieri al Senato.
    Tra coloro che conoscono i centri antifumo, la percezione dei servizi disponibili appare piuttosto frammentata. Le prestazioni più riconosciute sono quelle legate alla prevenzione e agli screening, seguite dal supporto psicologico e dalla valutazione iniziale del grado di dipendenza.
    Meno nota risulta invece la dimensione più strutturata del percorso di cura: solo il 33,6% associa ai centri antifumo un monitoraggio nel tempo per prevenire le ricadute, mentre appena il 26,8% sa che possono offrire anche prescrizione e monitoraggio di terapie sostitutive della nicotina o farmaci specifici. Inoltre, il 14,6% dichiara apertamente di non sapere quali servizi vengano erogati (donne, 50-65enni). L'indagine rileva inoltre come tra coloro che conoscono i centri antifumo appena il 15,3% vi si è rivolto. Le condizioni che ne favorirebbero l'utilizzo riguardano soprattutto accessibilità e semplicità di accesso (57,9%), oltre alla continuità del supporto (39,0%). Le leve che potrebbero aumentare l'uso sono in particolare: accesso semplice (24,2%), vicinanza (21,6%), gratuità (20,5%), supporto nel tempo (20,5%).
    Per comprendere i punti di forza e le criticità dei servizi di supporto per la cessazione dal fumo nel sistema sanitario italiano, il Cergas (Centro di ricerche sulla gestione dell'assistenza sanitaria e sociale) della Sda Bocconi, nell'ambito di un progetto di ricerca triennale finanziato da Fondazione Umberto Veronesi Ets, sta lavorando alla ricerca: 'I centri antifumo in Italia: spazi di sviluppo in una prospettiva multistakeholder'. I risultati preliminari evidenziano come sia oggi prioritario sviluppare una rete più integrata di centri antifumo, rafforzando la collaborazione con medici di medicina generale, farmacisti, pediatri e infermieri, e migliorando la prossimità territoriale dei servizi per i cittadini. "Molte persone vogliono smettere di fumare, ma si sentono sole, senza strumenti efficaci - ha detto la vicepresidente del Senato, Licia Ronzulli -. I centri antifumo rappresentano presidi fondamentali, per questo vanno potenziati e integrati con la medicina territoriale". (ANSA).