La riduzione drastica del colesterolo con due farmaci fa regredire la placca arterosclerotica nelle arterie cardiache. Pubblicato su Jama Cardiology, è il risultato di una sperimentazione clinica condotta da esperti danesi dell'Università di Aarhus. I partecipanti hanno assunto quotidianamente atorvastatina (40 mg) - una statina ad alto dosaggio - oppure una combinazione di rosuvastatina (40 mg) e un farmaco che blocca l'assorbimento del colesterolo nell'intestino, ezetimibe (10 mg). Con la terapia combinata, il 90% dei pazienti ha riscontrato una diminuzione del volume della placca, contro il 75% di quelli sottoposti al trattamento standard.

    Lo studio (FLOWPROMOTE), ha coinvolto 104 adulti danesi con angina (dolore toracico) e coronaropatia significativa - con un restringimento arterioso superiore al 50% e una limitazione del flusso sanguigno. Nessuno dei partecipanti aveva assunto statine in precedenza: suddivisi casualmente in due gruppi, i partecipanti nel primo gruppo hanno seguito un trattamento intensivo con sola atorvastatina, mentre il secondo ha ricevuto un regime ancora più intensivo, basato sulla combinazione di rosuvastatina ed ezetimibe. Tutti i partecipanti sono stati sottoposti ad angio-tac coronarica non invasiva in tre momenti: prima dell'inizio del trattamento, a nove mesi e, infine, a 18 mesi.

È emerso che una terapia combinata più intensiva ha ridotto il colesterolo cattivo del 65%, a fronte di una riduzione del 38% ottenuta con la terapia intensiva standard. A ciò è seguita la regressione della placca: il volume totale della placca si è ridotto del 21,1% con la terapia combinata, contro il 13,6% del trattamento standard. La differenza è risultata ancora più marcata per le placche non calcificate - i depositi più morbidi maggiormente soggetti a rottura - che hanno registrato una riduzione del 28,2% rispetto al 20%. La terapia combinata ha portato a una regressione delle placche non calcificate in 51 casi su 52, contro i 39 pazienti del gruppo della terapia standard.

    I risultati dimostrano che le placche arteriose non sono necessariamente permanenti e possono regredire grazie a un trattamento aggressivo volto a ridurre il colesterolo; bisognerà però verificare se questo si traduca effettivamente in un minor numero di eventi cardiovascolari.