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Una nuova opzione terapeutica per i pazienti affetti da adenocarcinoma del pancreas metastatico che presentano la mutazione dei geni Brca1 e 2, circa il 7% dei malati. Si tratta della molecola olaparib, per cui l'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) ha approvato la rimborsabilità.
Nello studio di fase 3 'Polo', è stata evidenziata una riduzione del rischio di progressione di malattia del 47% grazie a questa terapia. L'efficacia del farmaco è stata corroborata da uno studio indipendente italiano di real world, pubblicato su 'Cancer Medicine' con cui è stato dimostrato il maggior vantaggio di sopravvivenza globale, con una riduzione del rischio di morte pari al 43%.
"L'adenocarcinoma pancreatico metastatico è una delle neoplasie a prognosi più sfavorevole, caratterizzata da una diagnosi tardiva, un decorso clinico estremamente rapido e un impatto notevole sulla qualità di vita dei pazienti - spiega Michele Reni, direttore dell'oncologia medica all'Irccs Ospedale San Raffaele di Milano e professore associato di oncologia all'Università Vita-Salute San Raffaele -. Lo studio 'Polo', ha coinvolto 154 pazienti che avevano ricevuto per almeno 16 settimane chemioterapia di prima linea con derivati del platino senza progressione di malattia. La sopravvivenza libera da progressione è quasi raddoppiata con olaparib e ha raggiunto 7,4 mesi rispetto a 3,8 mesi con placebo. Un risultato statisticamente significativo, infatti fino a oggi nessun trattamento di mantenimento nel tumore del pancreas aveva migliorato la sopravvivenza libera da progressione. Non solo. La sopravvivenza a 3 anni è stata pari al 33,9% per olaparib rispetto al 17,8% con placebo". Il tumore del pancreas è uno dei più difficili da trattare e complessi da diagnosticare. Non sono disponibili esami di screening e la malattia si manifesta di solito con sintomi tardivi, quando è già diffusa. "La gestione di questa neoplasia si è basata per decenni sulla chemioterapia, con poche opzioni per i pazienti che non rispondevano più al trattamento - afferma Michele Milella, direttore dell'oncologia dell'Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona -. Pertanto, la ricerca scientifica si è concentrata sull'individuazione dei bersagli molecolari alla base della malattia, come i geni Brca, che aumentano il rischio di sviluppare non solo le neoplasie del seno, dell'ovaio e della prostata, ma anche del pancreas".


