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Nuovi risultati per il trattamento del tumore alla prostata. Lo studio Dasl-Hicap di fase 3 su 1106 pazienti ha dimostrato che l'aggiunta della molecola darolutamide (inibitore del recettore degli androgeni), alla terapia di deprivazione androgenica standard (Adt) e alla radioterapia locoregionale (Rt), migliora significativamente la sopravvivenza libera da metastasi nei pazienti con tumore della prostata a rischio molto elevato di recidiva rispetto a placebo.
I dati sono stati presentati al Congresso 2026 della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo).
Darolutamide ad oggi non è approvato per il trattamento di questo setting. Al follow-up mediano di 3,8 anni, l'analisi ad interim ha dimostrato una riduzione del 58% del rischio di metastasi o di morte con darolutamide più Adt e Rt rispetto a placebo più Adt e Rt. Il tasso di sopravvivenza libera da metastasi a 4 anni è stato del 95% per i pazienti trattati con darolutamide.
"Darolutamide, inibitore orale del recettore degli androgeni di nuova generazione, ha già dimostrato importanti benefici nei pazienti con tumore della prostata ormonosensibile metastatico e con malattia non metastatica resistente alla castrazione - afferma Luigi Formisano, professore di Oncologia Medica all'Università degli Studi di Napoli Federico II -. I pazienti con tumore della prostata in stadio iniziale, a rischio molto elevato di recidiva, sono esposti a una significativa probabilità di recidiva e diffusione metastatica. Per questo è fondamentale un intervento precoce ed efficace. Il netto miglioramento della sopravvivenza libera da metastasi osservato nell'analisi ad interim dello studio evidenzia il potenziale dell'aggiunta di darolutamide alla terapia standard di deprivazione androgenica e radioterapia per aiutare a prevenire o ritardare la progressione della malattia nei pazienti con alto rischio di progressione nonostante abbiano ricevuto una terapia curativa primaria". Il tumore della prostata è il più frequente fra gli uomini in Italia, con oltre 40.000 nuove diagnosi ogni anno. Gli obiettivi terapeutici nella malattia non metastatica, rileva l'oncologo, "sono ritardare la comparsa di metastasi e prolungare la sopravvivenza globale, mantenendo invariata la qualità di vita". Inoltre, conclude Formisano, "l'elevata tollerabilità di darolutamide deriva dalla sua struttura chimica peculiare, in grado di inibire la crescita delle cellule tumorali, limitando effetti collaterali che possano impattare sulla vita quotidiana".


