(ANSA) - MADRID, 26 OTT - Un nuovo anticorpo farmaco-coniugato (sacituzumab tirumotecan Sac-Tmt) può cambiare lo standard di cura del carcinoma endometriale, che è il quarto tumore più frequentemente diagnosticato nelle donne in Italia (circa 8.650 nuove diagnosi nel 2024). Sono infatti stati presentati al Congresso della Società Europea di Oncologia Medica (Esmo), e pubblicati simultaneamente su The Lancet, i dati dello studio di Fase 3 TroFuse-005, che ha valutato sacituzumab tirumotecan in pazienti con cancro dell'endometrio avanzato o ricorrente che hanno ricevuto una precedente chemioterapia e immunoterapia.
Lo studio, condotto in 242 centri in 31 Paesi, ha coinvolto 776 donne con carcinoma endometriale, la cui malattia era progredita dopo precedenti trattamenti con chemioterapia e immunoterapia. Il nuovo farmaco ha ridotto il rischio di morte del 32%, prolungando la sopravvivenza globale mediana di 7 mesi, ed ha anche ridotto il rischio di progressione della malattia del 41%.
"Sac-Tmt è il primo Anticorpo faramco coniugato anti-TROP2 a dimostrare un miglioramento della sopravvivenza globale nel cancro dell'endometrio avanzato o ricorrente in questo setting rispetto alla chemioterapia in uno studio globale di Fase 3.
Inoltre, TroFuse-005 ha evidenziato un tasso di risposte più elevato e una maggiore durata della risposta tra le pazienti trattate rispetto alla chemioterapia", afferma Domenica Lorusso, global lead investigator dello studio e direttrice del Programma di Ginecologia Oncologica dell'Irccs Humanitas San Pio X -.
L'incidenza e i tassi di mortalità del cancro dell'endometrio sono in aumento in tutto il mondo, e i risultati del TroFuse-005 hanno il potenziale per cambiare il modo in cui trattiamo le pazienti che hanno ricevuto una precedente chemioterapia e immunoterapia".
All'Esmo, presentati anche i dati dello studio di Fase 3 Keynote-C93/GOG-3064/ENGOT-en15, che ha valutato la molecola pembrolizumab in monoterapia per il trattamento di pazienti con carcinoma dell'endometrio avanzato o ricorrente con deficit del sistema di riparazione del mismatch che non avevano ricevuto in precedenza chemioterapia sistemica o che avevano avuto una recidiva dopo una precedente terapia adiuvante. Anche questi risultati sono stati pubblicati contemporaneamente su The Lancet. A un follow up di 36 mesi, la sopravvivenza mediana libera da progressione ha raggiunto i 38 mesi con pembrolizumab rispetto a 8 mesi con la sola chemioterapia, con una riduzione del rischio di progressione di malattia del 43%. A 36 mesi la sopravvivenza globale è stata pari al 70% con pembrolizumab rispetto al 62% con la chemioterapia.
Questi risultati, spiega Sandro Pignata, principal investigator europeo dello studio e direttore dell'Oncologia Medica del Dipartimento di Uro-ginecologia dell'Irccs Fondazione Pascale di Napoli, "evidenziano il potenziale di un approccio senza chemioterapia per alcune pazienti con carcinoma dell'endometrio avanzato o recidivante, con pembrolizumab in monoterapia che ha dimostrato un beneficio clinicamente rilevante in termini di sopravvivenza libera da progressione rispetto alla chemioterapia. Va inoltre sottolineato che la qualità di vita è risultata migliore con questo approccio. La giornata di oggi segna un successo importante della ricerca italiana con due studi che hanno visto il coordinamento internazionale da parte di ricercatori del gruppo italiano Mito, il principale gruppo cooperativo italiano dedicato alla ricerca clinica e traslazionale in oncologia ginecologica". (ANSA).
Tumore endometrio avanzato, nuovo anticorpo rallenta malattia e riduce rischio morte
26 ottobre 2026 • 15:42

