(ANSA) - CHICAGO, 01 GIU - Una nuova comnbinazione terapeutica basata sulla doppia immunoterapia (durvalumab più tremelimumab) insieme alla terapia a a bersaglio mo,ecolare lenvatinib e alla procedura di chemioembolizzazione, ha ridotto il rischio di progressione di malattia del 30% nei pazienti con tumore del fegato non operabile. Emerge dallo studio Emerald3 presentato al congresso della Società americana di oncologia clinica (ASCO).
    "Circa il 30% dei pazienti con carcinoma epatocellulare, il più comune tumore del fegato, è eleggibile per l'embolizzazione, una procedura di radiologia interventistica che blocca l'afflusso di sangue al tumore e permette di somministrare la chemioterapia o la radioterapia direttamente al fegato - spiega Lorenza Rimassa, Responsabile Oncologia Epatobiliopancreatica all' Istituto Humanitas di Rozzano -. Nonostante sia lo standard di cura in questo setting, la maggior parte dei pazienti sottoposti a embolizzazione presenta progressione di malattia entro un anno. I pazienti affetti da tumore al fegato idonei all'embolizzazione hanno urgente bisogno di nuove opzioni terapeutiche per ritardare la progressione di malattia e migliorare la prognosi. Con questo regime di doppia immunoterapia, nello studio quasi un paziente su tre è vivo e senza progressione di malattia a due anni dal trattamento. Si tratta di un progresso significativo".
    Ogni anno in Italia sono stimate oltre 12.500 nuove diagnosi di tumore del fegato. "La maggioranza dei casi è riconducibile a fattori di rischio noti, quali l'infezione da virus dell'epatite B e C - spiega Massimo Di Maio, presidente Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Negli ultimi anni, si è osservato un progressivo incremento dei casi 'non virali', cioè a origine metabolica, in genere legata a sovrappeso e diabete.
    Questo cambiamento epidemiologico è dovuto all'effetto della vaccinazione anti-HBV, in Italia obbligatoria da più di 30 anni, alle terapie antivirali per l'HCV e a stili di vita scorretti, cioè all'alimentazione eccessiva e ricca di grassi e alla sedentarietà. La sorveglianza con ecografia epatica semestrale delle persone a rischio, cioè con epatopatia cronica, consente la diagnosi di tumore del fegato in stadio precoce. Purtroppo, in più della metà dei casi, la malattia è scoperta in stadio avanzato. L'immunoterapia ha già dimostrato di essere efficace nello stadio metastatico, dove è diventata standard di cura. I risultati dello studio sono un esempio della possibilità di sperimentare l'impiego di trattamenti già dimostrati efficaci nella malattia avanzata anche in stadi più precoci, come accaduto in molti tipi di tumori".
    Inoltre, il trapianto di fegato "può essere parte della cura per pazienti con malattia confinata al fegato - afferma Vincenzo Mazzaferro, direttore della Chirurgia Oncologica (epato-gastro-pancreatica) e Trapianto di Fegato all' Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Il numero di trapianti in Italia è di circa 1700, con un aumento progressivo e significativo della quota di pazienti oncologici. Sulla base dello studio Emerald3 è verosimile che sarà significativo il numero di pazienti in cui il livello di risposta tumorale sarà compatibile con terapie curative come la resezione del tumore o il trapianto". (ANSA).