(ANSA) - ROMA, 24 OTT - Contro il tumore alla vescica, una neoplasia particolarmente difficile da trattare, una nuova strategia che prevede trattamenti prima e dopo l'intervento chirurgico (cosiddetta 'perioperatoria') ha portato a risultati importanti: il trattamento con la molecola durvalumab prima e dopo l'intervento chirurgico in combinazione al trattamento con la molecola enfortumab vedotin prima dell'intervento (neoadiuvante) ha infatti ridotto il rischio di recidiva del 49% e il rischio di morte del 42%. Sono i risultati positivi dello studio di Fase III Volga, che hanno riguardato pazienti con carcinoma della vescica muscolo-invasivo operabile. I pazienti non erano idonei alla chemioterapia a base di cisplatino o l'avevano rifiutata.
    Lo studio è stato presentato al congresso della Società europea di oncologia medica (Esmo) e i dati sono pubblicati simultaneamente su The New England Journal of Medicine.
    Il 78% dei pazienti trattati con la combinazione con durvalumab era vivo a due anni, rispetto al 69% nel braccio di confronto.
    "Ogni anno, in Italia, sono stimati circa 31mila nuovi casi di tumori della vescica - afferma Emiliano Tamburini, direttore del Dipartimento di Oncologia e Cure Palliative e dell'Unità Operativa Complessa di Oncologia all'Ospedale Cardinale Panico di Tricase -. Circa un quarto dei pazienti presenta il tipo muscolo-invasivo, che può estendersi localmente fino a invadere gli strati muscolari e l'intera parete vescicale. Questi pazienti necessitano di un intervento chirurgico di asportazione della vescica, che ha un forte impatto sulla loro vita.
    Ciononostante, in circa la metà dei casi il tumore si ripresenta. Va evidenziato che i pazienti non eleggibili alla chemioterapia a base di cisplatino, per decenni, hanno avuto a disposizione opzioni terapeutiche limitate. Il nuovo regime terapeutico perioperatorio ha ridotto il rischio di morte del 42%, con un profilo di sicurezza gestibile. Questi risultati sono destinati a cambiare la pratica clinica".
    Il nuovo trattamento, afferma la presidente eletta Aiom Rossana Berardi, "apre nuove prospettive nel trattamento del carcinoma della vescica muscolo-invasivo: a due anni, oltre tre quarti dei pazienti trattati sono vivi, con il mantenimento della qualità di vita". All'innovazione terapeutica deve inoltre accompagnarsi una maggiore attenzione alle differenze di genere, rileva inoltre Berardi. Il tumore della vescica è emblematico: colpisce più frequentemente gli uomini, ma nelle donne viene spesso diagnosticato in uno stadio più avanzato, con una prognosi meno favorevole. "La minore frequenza nel sesso femminile non deve tradursi in una minore attenzione ai sintomi.
    Il sangue nelle urine, infatti, può essere attribuito a una cistite o confuso con un sanguinamento ginecologico, ritardando gli approfondimenti. È invece un segnale che merita sempre una valutazione medica, anche quando si presenta occasionalmente e senza dolore", spiega.
    Anche la prevenzione deve avere un ruolo altrettanto centrale: "Il fumo è il principale fattore di rischio modificabile per il tumore della vescica. Non iniziare a fumare, sostenere chi vuole smettere e ridurre l'esposizione a sostanze cancerogene negli ambienti di lavoro - conclude Berardi - sono azioni concrete su cui investire". (ANSA).