(ANSA) - CHICAGO, 01 GIU - Quasi il 90% (87,6%) dei pazienti con tumore della vescica non muscolo-invasivo ad alto rischio di recidiva è vivo a 5 anni. Un risultato ottenuto grazie all'aggiunta di un anno di trattamento con la molecols durvalumab alla terapia di mantenimento con Bacillus Calmette-Guérin (Bcg). Non solo. Il nuovo regime non ha mostrato un impatto clinicamente rilevante sulla qualità di vita, valutata attraverso questionari compilati dai pazienti. È quanto emerge dallo studio di fase III Potomac, presentato a Chicago al Congresso dell'American Society of Clinical Oncology (ASCO).
"Da oltre 10 anni non vi erano evidenti progressi per questi pazienti - afferma Patrizia Giannatempo, dirigente medico di Oncologia Genitourinaria all'Istituto Nazionale dei Tumori di Milano -. Un'elevata percentuale, inoltre, presenta recidiva e progressione di malattia, che possono richiedere ripetute procedure invasive fino alla cistectomia, l'intervento chirurgico di rimozione della vescica. Da qui la necessità di nuove opzioni di cura". Nella malattia non muscolo infiltrante ad alto rischio, l'obiettivo è evitare la cistectomia e le procedure invasive. L'aggiunta di durvalumab, per 12 mesi, alla terapia Bcg, sottolinea l'esperta, "consente di raggiungere tassi elevati di sopravvivenza a 5 anni". Il regime con durvalumab aveva già in precedenza dimostrato una riduzione del 32% del rischio di recidiva.
"Nel 2025, in Italia, sono stimati circa 29.100 nuovi casi di tumore della vescica - sottolinea Rossana Berardi, presidente eletto Aiom (Associazione Italiana di Oncologia Medica) -. Circa il 70% delle diagnosi riguarda forme non infiltranti, individuate quindi in una fase iniziale nella quale le nuove terapie possono aumentare significativamente le possibilità di guarigione". Grande attenzione deve essere rivolta anche alla prevenzione. Circa la metà dei casi, afferma Berardi, "è legata al fumo di sigaretta, che aumenta di 5 volte il rischio di sviluppare la malattia. Un dato rilevante riguarda le donne, in cui il tabagismo è in crescita e, di conseguenza, aumentano anche le diagnosi di tumore della vescica". Infine, circa il 10% dei casi è associato all'esposizione professionale a sostanze chimiche presenti, ad esempio, in coloranti, diserbanti e idrocarburi. Le categorie più esposte, conclude Berardi, "devono pertanto essere sottoposte a programmi di monitoraggio e sorveglianza dedicati". (ANSA).
Tumore vescica, quasi il 90% è vivo a 5 anni con nuova terapia
1 giugno 2026 • 12:00

