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(ANSA) - ROMA, 08 LUG - Oltre 1 milione e 250 mila italiani (più di 1 su 50) sono portatori di varianti genetiche che espongono a un aumento del rischio di cancro. Ogni anno, circa 26.700 tra loro effettivamente si ammalano, sviluppando uno di quei tumori che, per questa caratteristica peculiare, vengono definiti eredo-familiari. Si tratta di un gruppo che ha bisogno di particolari attenzioni e percorsi su misura che cominciano ancora prima di sviluppare la malattia. Per questo, l'Associazione Italiana di Oncologia Medica (Aiom), con la collaborazione delle associazioni dei pazienti aBRCAdabra e Fondazione Mutagens, ha realizzato le prime linee guida dedicate a queste neoplasia.
In Italia le sindrome ereditaria di predisposizione ai tumori "interessano oltre 200 mila famiglie e la loro incidenza è in crescita", afferma Antonio Russo, coordinatore delle linee guida. "Le più famose sono quelle a carico dei geni Brca1 e Brca2 che, da sole, interessano più di 387 mila individui di entrambi i sessi", aggiunge. "Sono coinvolte principalmente nei tumori della mammella e dell'ovaio ma anche in quelli dello stomaco, del pancreas e della prostata", aggiunge.
Le varianti che predispongono ai tumori sono un problema che non riguarda soltanto il singolo, ma l'intera famiglia dato possono essere condivise da più membri. Molto spesso richiedono il ricorso a opportuni programmi di prevenzione.
Per esempio, nel caso del tumore del seno, "la mastectomia bilaterale è un'opzione da considerare per le portatrici di Brca1 e Brca2", illustra Lorena Incorvaia, consigliera nazionale Aiom e segretaria delle linee guida. "Abbatte il rischio primario di sviluppo di malattia di almeno il 90%. La rimozione di tube e ovaie può ridurre il rischio d'insorgenza di tumori ovarici dell'80-90%, mentre la mortalità diminuisce del 77%", aggiunge l'esperta. Le indicazioni però variano da tumore a tumore.
I pazienti, dal canto loro, sottolineano l'incertezza e soprattutto le "grosse difficoltà nella vita quotidiana a causa di una grande difformità di approccio tra specialisti e tra Regioni", afferma Ornella Campanella, presidente dell'associazione aBRCAdabra. "Il nostro auspicio è che questa linea guida possa finalmente consentire di superare le opinioni del singolo professionista o quello del singolo centro e a promuovere nella collettività quel cambio di passo culturale finora caratterizzato solo dello stigma e dalla paura". (ANSA).


