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È stata trasmessa alle Regioni e verrà discussa a ottobre la bozza di decreto ministeriale per l'istituzione del Registro nazionale diabete, che raccoglierà informazioni su diagnosi, cure, farmaci e complicanze in pazienti con diabete. Lo schema, approvato dal ministero della Salute dopo un lavoro congiunto, prevede che le Regioni e le Province autonome istituiscano i registri territoriali e individuino i Centri di riferimento entro 180 giorni dalla pubblicazione del decreto in Gazzetta Ufficiale. La gestione del Registro nazionale sarà invece affidata al ministero. Previsto dal Dpcm del 3 marzo 2017, il testo, che dovrà essere approvato in Conferenza Stato-Regioni, ha avuto da poco il via libera del Garante per la privacy.
Sarà alimentato con cadenza annuale dai registri delle Regioni attraverso diverse fonti: schede di dimissione ospedaliera, prescrizioni farmaceutiche e specialistiche, diagnostica ambulatoriale, registri delle cause di morte, certificati di assistenza al parto per individuare anche i casi di diabete gestazionale, accessi al Pronto soccorso, piani terapeutici e archivi delle aziende sanitarie. L'obiettivo è produrre informazioni omogenee e standardizzate sulla prevalenza e sull'incidenza del diabete, ma anche sui trattamenti, le complicanze e la sopravvivenza dei pazienti, tenendo conto di variabili come sesso ed età. I dati serviranno a monitorare l'accesso alle cure e la qualità delle prestazioni, oltre che a individuare i gruppi ad alto rischio. Inoltre potranno essere utilizzati per studi epidemiologici e per orientare la programmazione sanitaria.
Lo schema di decreto per l'istituzione del Registro nazionale diabete è "uno strumento potenzialmente decisivo per migliorare la conoscenza epidemiologica della malattia, orientare la programmazione sanitaria, valutare l'assistenza e sostenere la ricerca". Tuttavia, il "rischia di nascere incompleto se non verrà integrato con i dati clinici provenienti dalla Medicina Generale". Questo il commento della Società Italiana dei Medici di Medicina generale e delle Cure Primarie (Simg) in merito alla bozza di decreto sul destinato a raccogliere informazioni su diagnosi, cure, farmaci, complicanze ed esiti dei pazienti con diabete. Lo schema attuale si fonda soprattutto su flussi amministrativi e sui dati dei centri diabetologici, mentre non prevede in modo esplicito il contributo dei medici medici di famiglia.
Il Registro nazionale diabete è un passo atteso da anni e va salutato con favore - sottolinea i Claudio Cricelli, presidente emerito vicario Simg - Occorre però che includa anche i dati clinici della Medicina generale. Senza quei dati conosceremo meno la qualità delle cure sul territorio, dove vive la maggior parte dei pazienti diabetici". "Il diabete di tipo 2 non è una patologia che si trova soltanto nei centri specialistici - evidenzia Gerardo Medea, responsabile Simg Area Metabolica -. Arriva ogni giorno negli ambulatori dei medici di famiglia: nel controllo dell'emoglobina glicata, della pressione arteriosa, del peso, del profilo lipidico, della funzione renale, nell'aderenza alle terapie e nella prevenzione delle complicanze. Se il Registro non acquisisce anche queste informazioni, rischia di misurare bene le prestazioni erogate, ma meno bene la qualità reale della presa in carico territoriale". L'intesa in Conferenza Stato-Regioni, conclude Cricelli, "è l'occasione per colmare questa lacuna".


