I bambini le cui madri vivono in quartieri più poveri con accesso limitato a cibi sani durante la gravidanza potrebbero essere a maggior rischio di sviluppare obesità fino all'età di 10 anni. Lo evidenzia uno studio del consorzio sanitario statunitense Kaiser Permanente Northern California presentato al Congresso Europeo sull'Obesità (Eco).
    L'insicurezza abitativa, l'isolamento, la disponibilità di cibo poco salutare e le esposizioni prenatali possono influenzare il rischio di obesità a lungo termine. Per approfondire ulteriormente la questione, i ricercatori hanno analizzato i dati di 439.001 coppie madre-figlio del sistema sanitario Kaiser Permanente Northern California, relative a donne che avevano partorito tra il 2011 e il 2021. I bambini sono stati seguiti dalla nascita fino al 2023, per una media di 5 anni. L'analisi ha rilevato che vivere nei quartieri più poveri durante la gravidanza era associato a un rischio maggiore del 30% di sviluppare obesità all'età di 2-4 anni e a un rischio maggiore del 34% sia all'età di 5-7 anni che a quella di 8-10 anni.
    "Il nostro studio sottolinea l'importanza degli ambienti sociali della prima infanzia come potenziali fattori che contribuiscono al peso e alle disparità dell'obesità infantile - rilevano i ricercatori -. Strategie di prevenzione a livello comunitario, come il miglioramento dell'accesso a prodotti freschi nei piccoli negozi di quartiere e nei minimarket e l'incentivazione all'apertura di nuovi supermercati, potrebbero contribuire a ridurre l'obesità infantile e a promuovere comunità più sane nei quartieri a basso reddito e con scarso accesso al cibo". Gli autori precisano tuttavia che tali risultati indicano solo delle associazioni e, come tali, "non possono stabilire una relazione causale tra vivere in quartieri a basso reddito e con scarso accesso al cibo durante la gravidanza e l'obesità infantile".