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Non semplici mattoncini da costruzione maelementi chiaveper definire lefunzioni dei neuroni: sono ilipidi, molecole di grassi il cui ruolo finora era stato trascurato e che adesso promettono distudiare il cervellodaprospettive completamente nuove: è questo il risultato che ha portato a vincere una sorta di oscar delle neuroscienze l’italianoGioele La Manno, palermitano di 36 anni e già da anni group leader al Politecnico di Losanna. Grazie al suoAtlante completo dei lipidi del cervello si è aggiudicato ilPremio Eppendorf & Science per la Neurobiologia 2026.
L'Atlante “è il frutto di tanti anni di lavoro, un lungo percorso che quasi nessuno credeva possibile. Sono contentissimo perché è un premio molto prestigioso nel nostro settore e raramente viene assegnato ad europei”, ha detto all’ANSA La Manno, che ha dedicato gliultimi 8 annidi lavoro allo sviluppo ditecniche per l’analisi dellecaratteristiche dei lipidinellecellule del cervello, scoprendo unavarietà mai vista finora.
Realizzato anche con il supporto di Giovanni D’Angelo, anch’egli all’Epfl, l'Atlante è stato pubblicato recentemente sulla rivista Nature, mettendo in luce l’esistenza di ben539 tipologie di cellule lipidichefinoramai vistee che potrebbero avere unruolo importantein molteattività deineuroni, dalle comunicazioni fra cellule allo sviluppo di malattie come il glioblastoma, il più aggressivo tumore del cervello.
“Fino a poco fa si riteneva che i lipidi fossero niente più che le pareti in cemento di un edificio, indispensabili ma tutte uguali”, ha osservato La Manno. Il lungo lavoro di analisi ne ha invece mostrato una grande varietà: “orasi aprono possibilità di studiodimeccanismi che non conosciamo ancora”. A rendere possibile la scoperta è stata l’integrazione di più tecniche, come la spettrometria di massa, tecniche avanzate di imaging e algoritmi matematici, che hanno permesso di identificare le piccole differenze esistenti nei lipidi dei neuroni, materiali che spesso si trovano sulle pareti esterne delle cellule e la cui composizione si riflette sulle capacità dell’intera cellula.
Il percorso di La Manno parte da Palermo, dove ha conseguito la laurea triennale in biotecnologie, per poi proseguire nel 2011 a Stoccolma con un master e un dottorato al Karolinska Institutet. Nel 2018, a soli 28 anni, è stato reclutato dall’Epfl, che gli ha messo a disposizione un laboratorio e un ruolo da group leader.
“Sono cresciuto pensando che la bussola che potesse orientare le mie scelte fosse seguire l’istituto che mi avrebbe offerto l'opportunità di fare le cose più belle, interessanti e di impatto", ha detto il ricercatore. "A 28 anni mi hanno chiamato da Losanna- ha proseguito - offrendomi un laboratorio e risorse finanziare importanti: mi sembrava logico andare. Credo che seguirò sempre questa bussola”. Dopo 8 anni trascorsi alla realizzazione dell’atlante dei lipidi, si chiude una fase del lavoro e se ne apre un’altra: “i prossimi anni - ha concluso La Manno - saranno dedicati a decifrare il ruolo pratico che ciascuna configurazione lipidica svolge nello sviluppo, nella salute e nelle patologie del sistema nervoso”.


