Propriocome accade agliesseri umani, anche imacachi diventano piùattenti aigermiin seguito a un'epidemia. La scoperta, che fa luce sulleorigini evolutive del disgusto, è pubblicata sulla rivista Royal Society Open Science dai ricercatori dell'Università della California a San Diego coordinati dall'esperto di scienze cognitive Federico Rossano, a capo del Comparative Cognition Lab.

 

 

 

La ricerca è nata da un evento imprevisto verificatosi in unsantuario perprimati nel sud delTexas, dove gli studiosi conducono ricerche sul comportamento animale. Nel2020, alcuni gruppi dimacachi sono staticolpiti da un virus in grado di causare un’immunodeficienza simile all’Aids. Ilcontagio si trasmetteva principalmente attraversomorsi e graffi,provocando gravi malattie e, in alcuni casi, la morte. Per far fronte alla situazione, il personale del santuario aveva provveduto aseparare i gruppi di macachicolpiti e ad attuare rigorose misure di test equarantena. I ricercatori hanno quindi sfruttato questa situazione per sottoporre55 macachi a untest per osservare comereagissero di fronte alla scelta tra cibocollocato su unasuperficie pulita ecibo posto su una superficie contaminata da fecidi macaco.

Si è così scoperto che gliesemplari appartenenti aigruppi colpitidall’epidemiaeranomeno propensi a consumarecibo da una superficie contaminatarispetto agli esemplari del gruppo che non aveva subito l’epidemia (47% contro 79%). Il comportamento è risultato analogo a prescindere dal fatto che gli esemplari avessero contratto o meno l’infezione. Ciò suggerisce che ilcambiamento comportamentale sia legato all’aver vissuto l’epidemia,piuttosto che all’aver effettivamentecontratto lamalattia.

"Anche senza conoscere le modalità di trasmissione di una malattia - spiega Rossano - l'osservazione di altri individui che si ammalano e muoiono modifica la propensione a mettere in atto comportamenti che potrebbero potenzialmente portare a contrarre una patologia"