Carne coltivata,farina di insettiefunghi ricchi di proteinesono lenuove stradeper rendere ilcibo più accessibile in tutto il mondo,superando ledisuguaglianze che attualmenteimpediscono che siadistribuito equamente. E' la strategia presentata all'Accademia Nazionale dei Lincei, nel convegno su 'Il cibo che verrà', organizzato nell'ambito del ciclo di incontri su "Il futuro dell'umanità".
"Nel mondo si produce abbastanza cibo, ma questo non viene distribuito equamente", osserva Paolo Costantino, che fa parte del comitato organizzatore. Il convegno è l'occasione per unconfronto sugli strumenti attualmente disponibiliper trovare una soluzione che "non veda nel cibo una fronte di profitto", ha detto ancora Costantino.
   
"Oggi l'agricoltura e l'allevamento sono insostenibili", ha detto ancora riferendosi alla grandeproduzione di gas serrae alconsumodigrandi estensioni diterreno. Per questo "vanno fatte scelte politiche coordinate a livello mondiale perguardare al di là del profittoe che tengano conto degli effetti delcambiamento climatico".
Anche per Line Gordon dello Stockholm Resilience Center, intervenuto al convegno, "ilsistema alimentare globale si trova a un bivio cruciale. Pur avendo soddisfatto con successo il fabbisogno calorico di una popolazione mondiale in crescita, è diventato al contempo ilprincipale motoredel degrado ambientale, contribuendo al30% delle emissioni globali di gas serra".
Sulla stessa linea è David Laborde della Fao, per il quale isistemi agroalimentari"sono sempre piùmessi a dura provadashock climatici,conflitti, crescentidisuguaglianze e vincoli di bilancio".Trasformarliè perciò "unanecessità urgente", che richiede "un passaggio da interventi settoriali a soluzioni integrate e sistemiche".
   
Si guarda allora alletecnologie del futuro, a partire da quellegenetiche,che permettono di "migliorare non solo laproduttività delle colture, ma la lororesistenza amalattie ecambiamenti climatici", ha osservato Francesco Salamini, dell'Istituto Max-Planck per la ricerca sull'allevamento e dell'Università di Colonia.
Per Stefano Biressi, dell'Università di Trento, anche lacarne coltivata"si propone come unafonte innovativa e sostenibile di proteine" e offre opportunità "in termini disostenibilità ambientaleebenessere animale".
Quanto agliinsetti, per l'Unione Europeasono già un "tema concreto", ha detto Marco Del Riccio dell'Università di Firenze, anche sein Italiasonoin parte accolti con diffidenza.
Ifunghi comeriserve di microproteine, infine, sono un'altra delle strade percorribili. Offrono "unacombinazione unicadivantaggi nutrizionali,ambientali efunzionali", ha detto Cristina Varese dell'Università di Torino. Ma anche in questo caso "ilpubblico rimane scettico", in particolare "per l'associazione con le muffe, le aspettative sensoriali e le preoccupazioni legate al prezzo.