Forse era unadonna guerriera, oforse un vittima diviolenza domestica: lasciano il campo a molte ipotesi, ledue gravi feriteallatesta rinvenute sui resti di unadonna longobarda ultraquarantenne vissuta circa1.400 anni fanei pressi di Cividale del Friuli.Il suo cranio conserva unalesione da taglioinferta con unalama e un'altra provocata da unviolento colpo contundente. Il caso, descritto nello studio guidato dall'Università di Udine e pubblicato su International Journal of Paleopathology, rappresenta la primaprova diretta di violenza interpersonale in una donna longobarda.

Finora erano state trovate soloprove indirettein alcunidocumenti legali dell'epoca, che specificavano lepene per chi aggrediva le donnee includevano persino esempi di donne che partecipavano direttamente ai combattimenti. "L'Editto di Rotaricontiene sei disposizioni relative alla violenza contro le donne, che coprono casi che vanno dall'uccisionedellamoglie da parte del maritofino alledonne chepartecipavano volontariamente ascontri tra uomini", spiega la bioarcheologa Valentina Martinoia. "Tra queste figura una legge (Liutprando 141) che descrivecasiin cui gli uomini mandavano le donne a combattere per loro conto, osservando che avrebbero commesso azioni malvagie 'con una crudeltà maggiore di quella di cui sarebbero capaci gli uomini'". Eppure, nonostante queste leggi suggerissero violenza contro le donne, finora ireperti archeologicinon avevano fornito alcuna prova fisicatangibile.

Lasvolta è arrivata con ladonna longobarda denominata T46, scoperta nel 2012 in una necropoli vicino alla ferrovia di Cividale. Data la cattiva conservazione dello scheletro, la determinazione del sesso è stata resa possibile solo dall’analisi delle proteine. La sua fronte mostrava chiari segni di violenza: una ferita stretta e profonda era presente sul lato sinistro. L’angolazione e laforza dell’impattosuggeriscono che l’aggressoresi trovavadi fronte alla vittimae che la colpì con una lama simile a uno scramasax, un lungo coltello usato dai guerrieri germanici. La seconda lesione aveva provocato una frattura da schiacciamento, probabilmente causata da un oggetto piatto e contundente come una pietra. Laferita mostra inoltre segni di infezione, indicando unadifficile guarigione.

Quando i ricercatori hanno confrontato il caso T46 con altri casi di ferite alla testa di epoca longobarda, hannoindividuato solo33 individui in tutta Italiae nell’attuale Ungheria,tutti uomini. Questo potrebbe essere dovuto al fatto che le donne generalmente non partecipavano a incursioni e combattimenti armati, eventi che hanno maggiori probabilità di lasciare segni sulle ossa. Allo stesso modo, laviolenza controledonne si manifestava tipicamente sotto forma dimaltrattamenti domestici, che spesso causanocontusioni ai tessuti molli ma non lasciano segni sulloscheletro.