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La stessatecnologia utilizzata perproteggere immagini e videocon specialietichette potrebbe prestoaiutare aidentificare leproteine progettate da strumenti di Intelligenza Artificialecome AlphaFold, i cui autori sono stati premiati nel 2024 con il Nobel per la Chimica. L'etichetta consiste in unasottile modificasia nella sequenza degliamminoacidi, i mattoncini che compongono le proteine, sia nella struttura 3D, che però non ne compromette la funzione. È stata messa a punto da ricercatori di Google DeepMind, la stessa azienda che ha sviluppato AlphaFold, e i risultati sono stati pubblicati sulla rivista Nature. Come riporta la stessa rivista sul suo sito, questomarchio molecolarepuò però essererimossoabbastanzafacilmentee, dunque, da solononèsufficientea garantire lasicurezza.
I ricercatori guidati da David Stutz e Alexander Cowen-Rivers hanno preso in prestito un trucco già in uso per identificare immagini, video, audio e testi generati dall'IA. ChiamataSynthIDBio, la nuova etichettapuò essereletta solodachi possiede la chiave di rilevamento segreta, che dovrebbe quindi essere condivisa soltanto con partner fidati.
Tra questi potrebbero rientrare, ad esempio, quelle aziendeche si occupano di progettaresequenze di Dnausate dai loro clienti per ottenere esattamente le proteine desiderate. I sistemi di controllo di tali aziende fanno fatica a lavorare con sequenze proteiche generate dall'IA, che spesso presentano scarsa somiglianza con quelle contenute nei loro database di riferimento, e verrebbero dunque facilitati dalsapereconesattezzaquali sono questesequenze.
Tuttavia, la nuova tecnologia ha i suoi limiti:l'etichetta può essere eliminata,vanificandola misura diprotezioneche dovrebbe garantire. Laproteina'etichettata' potrebbe, infatti, esseresottopostaa un altro strumento di progettazione, per generare una nuova sequenza con stessa funzione e struttura simile, la quale però non reca più il suo marchio identificativo.


