Lamatematicaè unmotore di ricchezza, tanto che nel2025 inItalia ha contribuito al 34% del Valore Aggiunto Lordo, pari a680,1 miliardi di euro: tanto quanto i settori industriale e manifatturiero. Lo indica lo studio promosso dall'Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Iac) e dall'Unione Matematica Italiana (Umi), realizzato dal gruppo di Deloitte specializzato in analisi socioeconomiche (Deloitte Economics). Nella ricerca, presentata al Cnr,per la prima volta emerge chiaramentecome lamatematica non sia solo una disciplina accademica, ma una vera e propriainfrastruttura strategicaper l'innovazione industriale, lacompetitività e losviluppo economiconazionale.

"Abbiamo voluto dare un'evidenza scientificaa quello che già, di fatto, sapevamo sulle persone con una formazione matematica universitaria", osserva Roberto Natalini, direttore del Cnr-Iac. "La lorocapacità di modellizzare fenomeni complessiegovernare oggi glialgoritmi dell'Intelligenza Artificialenon è più confinata alla ricerca, ma è diventata ilmotore di produttivitàin settori chiave come lafinanza, l'energiae lamanifattura avanzata. Investire nella formazione matematica - aggiunge - significa, oggi più che mai,investire sulla resilienza esulla competitività dell'Italianello scenario globale. Su questo abbiamo lavorato negli anni con il progetto Sportello Matematico per l'innovazione l'impresa, finanziato dal Mur, che ha sostenuto questo rapporto".

Dei 680,1 miliardiche la ricchezza italiana deve alla matematica,308,5 miliardirappresentano l'impatto diretto,221,3 miliardi quelloindiretto e150,3 miliardi quelloindotto. Si calcola inoltre cheper ogni euro di impatto direttosi generano 1,2 euroattraverso i canali indiretti e indotti.

Importanti anche lericadute sull'occupazione, considerando che la matematica ha supportato8,4 milioni di posti di lavoro, pari a circa il35% del totale nazionale. La stima comprende2,7 milioni di occupati diretti, circa3,2 milioni indiretti nelle filiere fornitrici, ecirca 2,5 milioni indotti sostenuti dalla spesa delle famiglie. Per quanto riguarda ilgettito fiscale, il contributo della ricerca matematica èstimato in circa 296,2 miliardi.

A fronte di queste cifre, emerge il contrasto con i dati relativi al finanziamento della ricerca scientifica, pari all'1,37% del Pil a fronte del 2,26% della media europea, con i numerosi ricercatori che si trasferiscono all'estero e con il basso livello del trasferimento tecnologico fra università e imprese.

Per il presidente dell'Umi, Marco Andreatta, "il dato che emerge per l'Italia può essere spiegato anche col fatto che abbiamo unastruttura produttivamoltoadattaadapplicazioni della matematica: manifattura avanzata, meccanica di precisione, biomedicale, automazione, filiere specializzate". Tuttavia, prosegue, "senza investimenti in ricerca matematicaeinterventi sulcapitale umanoe sullecompetenze, anche per contrastare il declino demografico, ilrischio è che lavelocità del progresso tecnologicosuperi lacapacità dei lavoratoridi adattarsi".