In questoperiodo segnato da crescentipulsioni antiscientifiche, lo studio dellastoria della scienzapuò contribuire arafforzare la fiducianelprogresso, ricostruendo il rapporto virtuoso tra ricerca e società e favorendo unamaggiore consapevolezzadel ruolo della conoscenza scientifica nello sviluppo collettivo. Ne sono convinti gli esperti riuniti all'Accademia Nazionale dei Lincei per il convegno 'Gli studi di storia della scienza in Italia: attualità, tendenze e prospettive per l'insegnamento'.

"Gliitaliani che studianostoria della scienzahanno una posizione diestremo rilievonelpanorama internazionale: sono molti i giovani ricercatori e i docenti che si sono formati nel nostro Paese e che ora lavorano all'estero in prestigiosi istituti", osserva Loris Sturlese, Linceo e coordinatore del convegno, nonché professore emerito di Storia della filosofia medievale all'Università del Salento.

Il lorocontributo alla comprensione dell'evoluzione della scienza nelle epoche passate "èfondamentale non solo per ladiffusione della cultura scientifica, ma anche per losviluppo del Paese", sottolinea Sturlese. "Nella storia si sono alternati momenti in cui la società ha avuto fiducia nel progresso e altri in cui invece questo rapporto si è incrinato, portando a sfiducia e discredito. Oggi, in una fase caratterizzata da importanti progressi in ambito medico, scientifico e tecnologico, dall'intelligenza artificiale alle nuove frontiere della medicina, comprendere questi fenomeni e la loro ciclicità ci può aiutare a leggere meglio il presente, inquadrando anche le posizioni più radicali nel contesto in cui si sviluppano".