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Dallenuove rottedinavigazione aperte dalloscioglimento dei ghiacciallematerie prime critichecome le terre rare, dallacrisi geopolitica della Groenlandiaalladiplomazia scientifica: mai come ora l'Articoè uncrocevia di interessie laricerca scientificain questa zona sta avendo unruolo sempre più importanteperché è l'unica in grado di aiutare acapire come il cambiamento climatico stia rimodellando questo ambienteunico al mondo e perprepararsi al futuro. E' in questa chiave che,per la prima volta in Italia, si sonoriuniti a Romamolti dei Paesi che si affacciano sull'Articoe che fanno capo all'Arctic Cicle, la più grande rete internazionale per la cooperazione in questa regione. Islanda, Finlandia, Groenlandia e Norvegia sono alcuni dei Paesi rappresentati nella conferenza internazionale in programma fino al 4 marzo, organizzata dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e ministero dell'Università e la Ricerca, con il ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione internazionale.
La decisione di ospitare per la prima volta questo incontro "è unascelta politica dell'Italia", ha detto ilministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha aperto i lavori dopo i saluti del presidente dell'Arctic Circle, l'islandese Ólafur Ragnar Grímsson. "A livello politico, stiamo vivendo un momento molto difficile nel mondo, ma come italiani vogliamo lavorare per la pace e la collaborazione nell'Artico", ha proseguito il ministro citando "l'importanza della sicurezza e della stabilità della Groenlandia".L'Artico è un'areacruciale anche per ladifesa e per laricerca, ha detto ancora riferendosi in particolare allematerie prime critichedi cui la regione artica è ricca, cometerre rare,rame,titanio,nichelecobalto: "sonocruciali per l'Italia e per le aziende del nostro Paese". Ugualmente importante dal punto di vista economico è il momento in cui loscioglimento dei ghiaccirenderà l'Artico completamente navigabile in estate: "dobbiamo guardare al futuro", ha osservato, e "se si apriranno nuovi mercati a Nord, dovremo essere presenti".
Anche per laministra dell'Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, "questo è il momento diprivilegiare la cooperazione rispetto alle differenze geopolitiche" perché "quanto accade nell'Articoè importante per tutto il mondo", coneffetti su "clima,stabilità economica,approvvigionamenti energetici,biodiversità esicurezza". L'Artico è anche unostraordinario "laboratorio naturale"nel quale laricerca italiana è ormai presente da un secolo, con numerose spedizioni, una base di ricerca alle isole Svalbard e progetti scientifici, ha detto ancora Bernini. "Riaffermiamo - ha aggiunto - l'impegno dell'Italia a generare le conoscenze necessarie per comprendere il cambiamento climatico e il suo impatto globale". L'Artico, ha aggiunto, "non è una frontiera: è uno specchio della nostra responsabilità collettiva e del nostro futuro" e "le decisioni che prenderemo oggi in materia di ricerca, cooperazione e diplomazia plasmeranno la stabilità di domani".
Della presenza italiana nell'Artico ha parlato anche ilpresidente del Cnr Andrea Lenzi: "l'Italiaèin prima fila nella ricerca internazionale nell'Articograzie ainfrastrutture di primo piano, dilivello internazionale" ed "èin grado di darealla scienza mondiale una serie di dati e diinfrastrutture che solamente il Cnr possiede. Siamo il Paese mediterraneo più artico che esista e lì - ha aggiunto - abbiamo una base meravigliosa, con le nostre ricercatrici e i nostri ricercatori che producono dati, mettendoli a disposizione della ricerca scientifica mondiale".


