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A pochi giorni dal Nobel per la Medicina all’optogenetica , arrivano iprimi risultati positividi questatecnica sperimentaleapplicata ad una malattia ereditaria della retina che può portare alla cecità, laretinite pigmentosa. Nello studio pubblicato sul New England Journal of Medicine e guidato dall'Università di Pittsburgh, unaterapia sperimentalebasata sull'optogenetica è stata somministrato a 10 persone in uno stadio avanzato della malattia: la tecnica si è dimostratasicura e, in alcune, si sono evidenziati segni di unripristino parzialedellavista, incombinazione con l'uso diocchiali specialiappositamente progettati.
Negliultimi annisono stati fattimolti progressicontro le malattie che causano cecità, grazie aterapie genichecapaci di colpire specifiche mutazioni genetiche all'origine di questi disturbi. Per laretinite pigmentosa, tuttavia, tale approccio risultaestremamente difficile, perché questa malattia può essere causata da una mutazione in uno qualsiasi di oltre 100 geni. I ricercatori coordinati da José-Alain Sahel e Marlene Behrmann hanno quindi cercato un metodo perripristinare lafunzione visiva indipendentemente dal generesponsabile della malattia.
Basandosi sutecniche proprie dell'optogenetica , gli autori dello studio hannoiniettato nella retinaungene che codifica per unaproteina sensibile alla luce, che viene poiattivata da speciali occhiali: una telecamera integrata trasmette le informazioni visive a un processore portatile, che le converte in segnali luminosi inviati alle cellule della retina.
Glieffetti collaterali, come infiammazione temporanea e aumenti transitori della pressione oculare, sono risultati diintensità lieve o moderatae6 persone su 10 hanno ottenutoprogressi tali da essere consideraticlinicamente significativi. Questa terapia non ha ripristinato la visione normale, ma alcuni partecipanti sono riusciti aindividuare megliolapresenza e laposizione di unoggetto.


