L'impegno percolmare il divario di generein ambitoscientifico non riguarda più solo lematerie Stem, che comprendono scienza, tecnologia, ingegneria e matematica: per smantellare le barriere ancora esistenti contro le donne che vogliono intraprendere una carriera in questi campi bisogna adottare un approccio integrato, che includa ancheIntelligenza Artificiale,scienze socialiefinanza. Questi elementi indispensabili sono al centro della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza 2026, celebrata l'11 febbraio come stabilito dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite.

Ledonne continuano a esseresottorappresentate nellaricerca scientifica: secondo idati del 2022, è donna solo il31%circa deiricercatori, e neisettori all'avanguardiail divario è particolarmente ampio. In un settore emergente come letecnologie quantistiche, ad esempio, le donne rappresentanomeno del 2%dei candidati per un impiego, e nell'IAsono il22%dei professionisti,1 su 5.

L'evento di quest'anno si concentra, dunque, sulle tecnologie emergenti e sulle implicazioni che possono avere per la parità di genere:senza interventi mirati, infatti, ibenefici dati da questi nuovi strumentirischiano di bypassare donne e ragazze, peggiorando invece di migliorare il problema della parità di genere nella scienza.

"Dobbiamo garantire che ogni ragazza possa immaginare un futuro nelle discipline Stem e che ogni donna possa avere successo nella sua carriera scientifica", afferma il segretario generale dell'Onu António Guterres.

Peraumentare la consapevolezzaesensibilizzare l'opinione pubblicasul tema, anche quest'anno sono tantissimi glieventi organizzatiin Italia e nel resto del mondo. A Roma, per esempio, l'Accademia Nazionale dei Lincei apre le sue porte per far incontrare studentesse appassionate di materie scientifiche e ricercatrici che hanno fatto della scienza il loro lavoro, conciliando la sfera familiare con quella lavorativa e sociale. LeUniversitàSapienza eTor Vergata, invece, permetteranno alle giovani partecipanti di vestire per un giorno i panni delle ricercatrici dell'esperimento Atlas del Cern di Ginevra, ripercorrendo il cammino che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs.

AlPlanetario diRavenna uno spettacolo racconta le storie di tante donne che hanno partecipato a scoperte astronomiche ma senza averne il riconoscimento, alMuseo di Storia Naturale diMilano le figure di Gaia, Flora e Diana permono di unire il mito alle scienze naturali moderne, mentre sfide e opportunità delle materie Stem sono al centro dell'evento organizzato dall'Università dell'Aquilain collaborazione con ilGran Sasso Science Institute.

Tante anche le iniziative promosse dall'Istituto Nazionale di Astrofisica: dallo spettacolo dedicato all'astronoma Vera Rubin a Milano, a quello dedicato a Hedy Lamarr, l'inventrice che ha gettato le basi per wi-fi e bluetooth, in programma presso l'Osservatorio di Roma. Fino agliincontri online tra classi delle superiori e scienziate dell'area bologneseper discutere di parità e futuro.

 

 

Diretta del convegno organizzato dall'Accademia dei Lincei per la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza


Lasceltadimolte iraniane divoler studiarenonostantetutte ledifficoltàè unesempioper tutte le giovani: è questo ilmessaggiodellaministradell'Università e della RicercaAnna Maria Berniniin occasione dellaGiornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza.

"L’Iran sta attraversando un momento drammatico.Vivere in Iran è molto difficile, così come studiare.Nonostante questo, moltestudentessehannoscelto lo studiocome strada peraprirsi al mondo ecostruireil propriofuturo.La loro scelta e il loro coraggio nello studiare e nel guardare avanti rappresentano unesempioche parla a tutte le giovani", scrive Bernini in unpost sulla piattaforma X.

 "Il ministero dell’Università e della Ricerca ha deciso di dedicare la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella Scienza alle studentesse e scienziate iraniane. Perdare voce a chi non ha voce.L’Italiaèorgogliosadiaccogliereuna comunità dioltre 14mila studenti e studentesse iraniane sostenendoli con oltre10mila borse di studio" si legge ancora nel post.

"La scienza così come le discipline Stem, aprono leopportunità più grandi e gli orizzonti più ampi per il progresso e per la realizzazione personale. Non esistono ragioni innate o biologiche - conclude Bernini - che impediscano alle ragazze di eccellere in questi ambiti: lebarriere sono culturali e sociali,non di talento. Superarle richiede uno sforzo collettivo. Perché il futuro che le Stem rendono possibile è un futuro di libertà, progresso e dignità, e passa anche dal coraggio delle studentesse e delle scienziate iraniane".

"Dal 1901, ci sonosolo 30 donne che hanno ricevuto unpremio Nobelnellematerie scientifiche, quindi solo il4%": è il dato che sottolineaLuisa De Cola, chimica dell'Università di Milano e dell'Istituto Mario Negri e lincea, che oggimodera l'eventoorganizzato dall'Accademia Nazionale dei Lincei in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. L'iniziativa vuole far incontrare studentesse appassionate di materie scientifiche e ricercatrici che hanno fatto della scienza il loro lavoro.

"Dobbiamo continuare a lottare e a farci sentire - afferma De Cola - anche con l’aiuto degli uomini. Siamo ancora ben lontani dalla parità e dall’equità:a livello globale, sonodonne solo il33% dei ricercatori, il 27% dei professori ordinariemeno del 6% dei direttori. Dunque, più si sale nella scala gerarchica meno le donne sono rappresentate. Questo forse perché - prosegue la chimica italiana - siamo meno coraggiose e più impegnate, noi donne abbiamo spesso una carriera più complessa rispetto a unuomo chesi può dedicare al 100% al suo lavoro".

De Cola racconta anche delle esperienze fatte in paesi diversi dall'Italia, come la Germania, dove si è battuta per spostare i consigli d'istituto dalle 17,00 alle 14,00 del pomeriggio, un orario più favorevole alle donne che dovevano occuparsi anche della famiglia. "Io ho avuto una carriera variegata e mi sono scontrata con realtà molto diverse tra loro", dice la ricercatrice. "La Germania, ad esempio, è un paese molto duro per le donne nella scienza. Spostare le riunioni è stata una dura lotta".

Ledonne che lavorano nellascienza risultanopenalizzate dalla classicafigura del genio solitario, isolato da tutti. "La ricerca, soprattutto in matematica, non funziona così, è un lavoro corale": lo afferma Barbara Fantechi, ricercatrice alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (Sissa) di Trieste specializzata in geometria algebrica e membro dell'Accademia Nazionale dei Lincei. "Più un’area è legata all’idea che per farla bisogna essere dei geni - continua Fantechi - più ci sono uomini. Se noi togliessimo l’accento dal genio e dalla solitudine e lo rimettessimo sullacollaborazione,aiuterebbe già moltissimo il lavoro delle donne".

Fantechi è intervenuta oggi all'evento organizzato dai Lincei in occasione della Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, un'iniziativa volta a far incontrare studentesse appassionate di materie scientifiche e ricercatrici che hanno fatto della scienza il loro lavoro.

La ricercatrice si sofferma sulla percentuale didonne presente tra i docenti universitari di prima fascia alla fine degli anni '80: 1% in Germania, 0% in Svizzera e 22% in Italia."Secondo me - dice Frantechi - questo basta a dimostrare che la differenza tra uomini e donne è solo di tipo culturale e sociale, non è vero che le donne sono meno portate per la matematica. Mi dispiace dover menzionare anche il sessismo, che può essere di tipo strisciante: ad esempio - continua Frantechi - nellelettere di raccomandazione per i ricercatori,che sono importantissime, gliuomini vengonodescritti come geni, creativi e fuori dalla norma,mentre ledonne comebrave persone, precise e serie lavoratrici".

La lincea ricorda, però, che ci sono stati anche dei miglioramentinegli ultimi decenni. "Illinguaggioè diventatopiù inclusivo- evidenzia Frantechi - ci sono iniziative dedicate come questa, e c'è maggiore supporto da parte della comunità in generale. Dobbiamo però ricordarci - conclude - che le pari opportunità non sono solo una questione di genere, dobbiamopreoccuparci dell’inclusività anche di altre minoranze".