Il segreto persconfiggereitumoriè negliantiossidanti.Le cellule cancerose rilasciano, infatti, queste molecole capaci diprevenire o rallentare l'ossidazionedi altre sostanze perimpedireallecellule immunitarie di distruggerle. E' quanto emerge da uno studio congiunto dell'Università di Cambridge (Regno Unito) e della Oregon Health and Science University (USA) pubblicato sulla rivista Science. 

A lungoconsideratecomesottoprodotti dannosidel nostrometabolismo,ora gli scienziati hannoscopertochespecifiche cellule immunitarie dipendonoproprio da queste molecole per attivarsi edistruggere le cellule tumorali e che itumori sfruttanoquestadipendenzarilasciando antiossidanti naturaliperbloccarel'attacco delsistema immunitario.

"Il nostro sistema immunitario - spiega Xan Wesolowski, del Dipartimento di Patologia dell'Università di Cambridge - ci mantiene in salute individuando e distruggendo elementi nocivi, come batteri e virus invasori, ma anche le cellule tumorali. Per farlo, impiega diverse tipologie di cellule immunitarie, tra cui cellule specializzate note come linfociti T. Queste cellule danno la caccia alle cellule tumorali e le distruggono, ma necessitano di piccole quantità di specie reattive dell'ossigeno per attivarsi e mettere in moto la loro capacità di eliminare il tumore". Analizzando ilfluido checircondale cellule all'interno ditumoriè emerso che i tumori"soffocano" chimicamente i linfociti T,bloccandone l'attivazione e impedendo loro di distruggere le cellule cancerose. "I tumori - sottolinea Wesolowski - attuano questo meccanismo rilasciando grandi quantità di una proteina antiossidante naturale, la Perossiredossina 1 (PRDX1) che neutralizzando le specie reattive dell'ossigeno, priva i linfociti T dei segnali di attivazione necessari per eliminare il tumore". 

"Quandoblocchiamo questoprocesso- conclude Rahul Roychoudhuri, del Dipartimento di Patologia di Cambridge - le cellule maligneche non rispondono a determinateimmunoterapieiniziano ad esseredistruttedaltrattamento.Abbiamo quindi individuato unnuovo bersaglio terapeutico".

La ricerca è stata finanziata in gran parte dal Medical Research Council, dall'European Research Council, dal Wellcome e dai National Institutes of Health/National Cancer Institute.