Un altropasso in avantinellalunga stradadegliorgani coltivati in laboratorioper itrapianti: rappresenta questo, il successo dell'esperimentoche ha impiantato inotto maialinani un tratto diesofago coltivatoa partire dalle lorocellule staminalie per questo senza rischio di rigetto. In passato esperimenti analoghi erano riusciti nei ratti e adesso il trapianto ha funzionato in animali che, per le loro dimensioni e la loro fisiologia, sono più adatti a essere utilizzati come modello in vista di interventi analoghi sugli esseri umani.

Il risultato, ottenuto all'University College di Londra dal gruppo guidato dall'italiano Paolo De Coppi, è pubblicato sulla rivista Nature Biotechnology . Secondo De Coppi,riporta la rivista Nature sul suo sito, leprime sperimentazionisugliesseri umanipotrebbero esserepossibili nei prossimitre o quattro anni.

Degli otto maiali nani nei quali è stato trapiantato l'organo coltivato,cinque sono sopravvissutiper l'intera durata dello studio, pari asei mesi. Adesso riescono a mangiare, deglutendo senza difficoltà.
Ilprimo passoè statoprelevare deltessuto connettivo, dal quale sono state ottenutecellule che sono stateriprogrammate in staminali. Parallelamente,da altri 16 maialiè statoprelevato l'esofagoper ottenere cellule adatte a ottenere l'impalcaturasulla quale far crescere le staminali di quest'organo.
Una volta ottenuta l'impalcatura, vi sono stateiniettate le cellule staminalidegli otto maiali destinati a ricevere il nuovo organo. Nell'arco di due mesi le cellule staminali si sono differenziate e moltiplicate fino a costruire un tratto di esofago.
Quindi da ciascuno degli otto maiali è stato rimosso un segmento di esofago delledimensioni di 2,5 centimetried è stato sostituito con un segmento di esofago coltivato delle stesse dimensioni.

Questi risultati, osservano gli autori della ricerca, dimostrano che unapproccio che combinistrategie rigenerative e chirurgichepermette dicostruire unesofago in grado di contrarsi, senza ricorrere a terapie che sopprimono la risposta del sistema immunitario.

Guardando a unfuturo, ancora distante, l'obiettivo è riuscire acoltivare in laboratoriogliorgani e itessuti chenon possono rigenerarsio che sonodifficili da rimuovere, come la trachea. Si punta anche ottenere tessuti coltivati per sostituire quelli danneggiati dai tumori.
Se trapianti con tratti di esofago più lunghi dovessero funzionare, osservano gli autori della ricerca, si avrebbe a disposizione unatecnica moltomeno invasivadi quella attuale per sostituire negli adulti le parti dell'esofago danneggiate. Si stanno anche studiando metodi minimamente invasivi per trattare i bambini nati con un ampio foro nell'esofago, una condizione chiamata atresia esofagea a lungo tratto, che oggi richiede una terapia fortemente invasiva.