Gliadolescenti e igiovani adultisotto i 30 anni sonoresponsabili delle maggioriemissioni digas serra pro capitelegate all'alimentazionea livello globale, mentre gliover 60rappresentano la fascia d'età che contribuisce più rapidamente all'aumentodelleemissioni complessivelegate all'alimentazione, soprattutto nei Paesi ad alto reddito, a causa dell'invecchiamento della popolazione. Lo dimostra l'analisi delleabitudini alimentari di149 Paesi e22 fasce d'etàtra il2000e il2019, condotta da un team internazionale guidato dalle università di Birmingham e Groningen. I risultati sonopubblicati sulla rivista Nature Food.

Dallo studio emerge che l'aumento delconsumo di carne(soprattutto quellarossa) è ilprincipale fattoredeterminante dellacrescita delleemissioni alimentarialivello globale, in concomitanza con ilpeggioramento dellaqualità nutrizionale. Nell'arco di due decenni, leemissioni associate al sistema alimentare mondiale sonoaumentate di2,1 miliardi di tonnellate di CO2 equivalente(un'unità di misura che permette di confrontare l'effetto sul clima dei diversi gas serra). Di questo aumento, il25,4%èattribuibile agliover 60, la fascia che ha contribuito maggiormente alla crescita complessiva. Igiovani tra gli 11 e i 29 anni, invece, hanno in media le diete con lamaggiore impronta di carbonioa livello globale, soprattutto a causa delmaggiore consumodicarne,latticini ealimenti trasformati.

Lo studio mette in discussione l'idea di soluzioni climatiche standardizzate e valide per tutti, proponendo invece strategie mirate eadattate alle diversefasce d'etàe alle fasi di sviluppo dei Paesi. Quelli ad alto reddito, per esempio, dovrebbero concentrarsi su diete a basse emissioni e nutrizionalmente adeguate per le popolazioni che invecchiano. Per le fasce più giovani a livello globale, i decisori politici dovrebbero dare priorità all'educazione e al cambiamento dei comportamenti. Nei Paesi a basso e medio reddito, invece, è necessario conciliare i bisogni nutrizionali con latransizione versosistemi alimentari più sostenibili, investendo nei sistemi alimentari locali, nella produttività e nell'accesso a diete varie ed equilibrate.