Idadi da giocopiùantichial mondo risalgono a oltre12.000 anni fa: avevano solodue facce e venivanousati da gruppi di cacciatori-raccoglitorinativiamericaniverso lafine dell'ultima era glaciale,migliaia di anni primache i dadi venissero prodotti nelVecchio Mondo.E' quanto emerge da uno studio pubblicato sulla rivista American Antiquity dall'antropologo Robert Madden della Colorado State University.

"Gli storici hanno tradizionalmente considerato i dadi e la probabilità come invenzioni del Vecchio Mondo", spiega Madden. "Le testimonianze archeologiche dimostrano che gli antichi gruppi dinativi americani realizzavano deliberatamente oggetti progettati per produrre risultati casuali, e utilizzavano tali risultati ingiochi strutturati,migliaia di anni prima diquanto si pensassein precedenza".

I più antichi esemplari identificati nello studio provengono daisiti di Folsom, in California,e risalgono a circa12.200-12.800 anni fa.A differenza dei moderni dadi cubici, erano dadi a due facce noti come 'dadi binari', piccolipezzi di osso accuratamente lavorati, piatti o leggermente arrotondati,spesso di formaovale o rettangolare,di dimensioni tali da poter essere tenuti in mano e lanciati a gruppi su una superficie di gioco. Le due facce eranodistinte da segni, trattamenti superficiali, colorazioni o altre modifiche visibili, propriocome testa o croce su una moneta, con una faccia designata come lato 'di conteggio'. Una volta lanciati, atterravano sempre con una faccia o l'altra rivolta verso l'alto, producendo un risultato binario (due esiti possibili). Set di questi dadi venivano lanciati insieme e ilpunteggio venivadeterminato dalnumero di dadi che atterravano con lafaccia di conteggiorivolta versol'alto.

"Questa scoperta è tanto più significativa in quanto gli storici della matematica spesso identificano l'invenzione dei dadi e dei giochi d'azzardo come un passo cruciale nella progressiva scoperta e comprensione da parte dell'umanità dellacasualità e della natura probabilisticadell'universo", aggiunge Madden. I risultati dello studio "non dimostrano che i cacciatori-raccoglitori dell'era glaciale applicassero formalmente la teoria della probabilità, ma creavano, osservavano e si affidavano intenzionalmente a risultati casualiin modi ripetibili e basati su regole, sfruttando regolarità probabilistiche, come la legge dei grandi numeri. Questo è importante per la nostracomprensionedella storia globale del pensiero probabilistico".