Nonostante una risoluzione nettamente superiore, imodelli climatici globalidi ultima generazionepresentano ancoraquattro grandi lacuneper quanto riguarda laprevisionedeglieventi estremi: riescono a prevederecorrettamente il quadro generale, individuando dove cadelapioggiae a qualevelocitàsi sposta,mafallisconosunumero di temporali, durata, estensione e intensità. È quanto emerge dallo studio pubblicato sulla rivista Advances in Atmospheric Sciences guidato dall'Accademia cinese delle scienze meteorologiche, che indica gli aspetti ancora da migliorare per far sì che i modelli climatici possano fornire un aiuto concreto nell'adattamento a eventi estremi che diventano sempre piùfrequenti.

I ricercatori guidati da Xiaotong Huang hanno messo sotto esame6 dei principalimodelli climatici globali, utilizzando come banco di prova l'estatedel2020 inAsia orientale, che è statacaratterizzata daprecipitazioni record:la stagione vide10 province cinesi allagate, 1.000 millimetri di pioggia cadutiinGiappone in 3 giorni,e unastagionedellepioggeinCorea del Suddurata54 giorni invece dei soliti 32.

Tutti imodellihannoriprodottocon successo ladistribuzione spaziale complessivadelleprecipitazioni associateai cosiddetti 'sistemi convettivi a mesoscala o Mcs', cioèvasti sistemi di temporali che agiscono come un'unica entità e che sono all'origine di eventi estremi. Tuttavia, nonostante una risoluzione di 50 milioni di pixel, pari a circa 2,8 chilometri, presentano tutti alcunipunti ciechi: prevedono un numero eccessivo di Mcschesono troppo brevi rispettoa quellireali,troppo piccoli per quanto riguarda l'estensione etroppo intensi in termini di precipitazioni.