Se non siamo ancora riusciti a captare messaggi di civiltà aliene, la colpa potrebbe essere del meteo spaziale:l'attività stellaree le turbolenze del plasmavicino a un pianeta trasmittente rischierebbero infatti diamplificare un eventualesegnale radio,spalmandonelapotenzasupiù frequenze e rendendolo più difficile da rilevarenelle tradizionali ricerche a banda stretta. E' quanto suggerisce lo studio del Seti Institute pubblicato su The Astrophysical Journal.

"Le ricerche di intelligenze extraterrestri sono spessoottimizzatepersegnali estremamente stretti.Se un segnale vieneamplificato dall'ambiente della sua stella, può scendere al di sotto delle nostre soglie di rilevamento, anche se presente, contribuendo potenzialmente aspiegareparte delsilenzioradio che abbiamo osservato nellericerche di tecnofirme", afferma Vishal Gajjar, astronomo del Seti Institute e autore principale dell'articolo.

Per quantificare l'effetto, il team si è basato sulle trasmissioni radio provenienti da sonde spaziali nel nostro Sistema solare: utilizzandomisurazioni empiriche, i ricercatori hannocalibrato il modo in cui il plasma turbolento generato da Soleamplia isegnali a banda strettae hanno poiestrapolato talimisurazioni a un'ampia gamma di ambienti stellari. Per esempio, le stellenane di tipo M(che costituiscono circa il 75% delle stelle della Via Lattea) hanno la più alta probabilità che qualsiasi segnale a banda stretta venga ampliato prima di lasciare il sistema.

"Quantificando come l'attività stellare può rimodellare i segnali a banda stretta, possiamoprogettare ricerche più adattea ciò che effettivamente arriva sulla Terra, non solo a ciò che potrebbe essere trasmesso", conclude Grayce C. Brown, coautrice dello studio e assistente di ricerca presso il Seti Institute.