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E' iniziata con laproteina di un'algacapace di catturare laluce, la storia che in pochi decenni haaperto una nuova era nello studio del cervelloe che ha portato al Nobel per la Medicina i tedeschiGeorg Nagel(72 anni, dell'Università di Würzburg) ePeter Hegemann(73 anni, Università Humboldt di Berlino), insieme all'americanoKarl Deisseroth(55 anni, dell'Università di Stanford).
In un gioco di squadra,i primi due hanno scoperto la proteinaeil terzo l'ha sperimentata negli animali. Grazie alle loro ricerche oggi si puòusare la luceperaccendere o spegnerelecellule nervoseecapirne così ilcomportamento, lafunzione e quali sono piùvulnerabili di fronte allemalattie neurodegenerativecome Alzheimer e Parkinson. Diventa anche possibilecombattere malattieche colpiscono laretina e, in generale, si possonostudiare i meccanismicon cui il cervello modellaricordi,emozioni ecomportamenti.
E' ancora unaricerca di base, ma dallepromesse grandissime.
I vincitori sono stati i primi a esserestupiti. Nagel lo ha saputo in Italia, dove di solito trascorre l'inverno con la moglie, nata a Napoli. "Sono molto sorpreso, non posso crederci", ha detto da una terrazza circondata da ulivi e limoni. "E' un grande onore, incredibile e inaspettato", ha detto Deisseroth, che era appena andato a dormire dopo avere lavorato a un articolo fino a tarda notte, dopo che i suoi bambini si erano addormentati.
Lastoria è iniziataquandoHegemann e Nagelhanno scoperto che un'alga unicellulare, chiamataChlamydomonas, riusciva anuotare verso una fonte di lucegrazie a unaproteina, lacanalerodopsina, della quale sono state poi identificatedue versioni, indicate con i numeri 1 e 2. Quando lacanalerodopsina 2vienecolpita dalla luce, al suo internosi apre un canaleche viene attraversato da particelle elettricamente cariche. In questo modo si genera unimpulso elettricoche rende le cellule sensibili alla luce.
Il passo successivo lo ha fatto Deisseroth nel2005, quando hatrasferito il genedi quellaproteina in colture dicellule nervose di rattie, illuminandole con luce blu, hainnescato un segnale nervoso. Nel2007 ha utilizzato lo stesso interruttore nelle cellule nervose nelcervello ditopi vivi. La stessa tecnica ha inoltrerisvegliato in modo controllatotopi addormentati.
Era nato unnuovo campo di ricercache, come tale meritava un nome:optogenetica.
Un "trionfo dell'interdisciplinarietà", ha definito questo Nobel il genetista Giuseppe Novelli, dell'Università di Roma Tor Vergata. "Questa tecnica è un ponte perfetto tra biologia molecolare, ingegneria e neuroscienze e per il futuro - ha aggiunto - si aprono applicazioni interessanti per la vista e il sistema nervoso". Molto positivo anche il commento del biologo molecolare Ivano Legnini, research group leader di Human Technopole, l'istituto delle scienze della vita presso Mind (Milano Innovation District): "l'optogenetica ha reso possibile controllare con la luce processi cellulari con una precisione spaziale e temporale straordinaria".
Il Nobel ha premiato una tecnica rivoluzionaria, che apre "enormi prospettive" e pone "problemi etici", ha rilevato Cristian Ripoli, del dipartimento di Neuroscienza all'Università Cattolica di Roma. Per Michela Fagiolini, direttrice dell'Istituto di Neuroscienze del Consiglio Nazionale delle Ricerche, l'optogenetica "ha trasformato profondamente il nostro modo di studiare il cervello".


