Massimizzare glisforzie ilcoordinamento nazionaleedeuropeoper non perdere le occasioni offerte dall’arrivo delletecnologie quantistiche: è stato il tema centrale diQuantum Leap, il convegno organizzato da Cotec – Fondazione per l’Innovazione che ha visto confrontarsi e fare ilpunto sullo stato dell’arte della ricerca e delle prospettive alcuni dei massimi esperti accademici del settore con i rappresentanti delle istituzioni e delle grandi aziende.

“Se oggi l’Europa e l’Italia hanno un ritardo nei confronti degli Stati Uniti è perché non hanno saputo cogliere le potenzialità della rivoluzione digitale, dobbiamo ora evitare di fare lo stesso errore con le tecnologie quantistiche”, ha detto Marco Conti, dell'Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche.Tra gli errori principali, ha sottolineato Conti, è stata unamancata strategia politica e industriale dovuta a una sorta dimiopianelcogliere i potenzialicambiamenti radicali che avrebbe potuto offrire ildigitale, non solo il semplice trasferimento delle informazioni in codice binario ma la possibilità diutilizzarli in modo nuovo e creare servizi fino a quel momento impossibili. 

“Eppurenon mancavanocerto lecompetenze”, ha aggiunto Conti. “Evitiamo ora di fare lo stesso con letecnologie quantistiche– ha proseguito – non dobbiamo pensarle come isole slegate dal resto ma come parte integrante e innovativa di tantialtri settori tecnologici,dalsupercalcolo alla cyber security. Occorre ragionare in modo integrato e pensare già a comefavorire la nascita di serviziall’interno di un ecosistema”.

Preoccupazioni sollevate da molti degli ospiti a partire dall’intervento di apertura di Massimo Inguscio, di Eniquantic, che ha sottolineato come le tecnologie quantistiche stiano rapidamente evolvendoe modificando gli scenari globali. “Parallelamente dobbiamo investire di più sui giovani”, ha sottolineato in chiusura Dario Pagani, vicepresidente di Cotec. “A differenza di altri settori tecnologici, nel quantum l’Europa ha tutte le carte in regola per essere della partita, non abbiamo mancanze o limitazioni strutturali di nessun tipo, ma industria e ricerca dovranno saper sempre più lavorare insieme, da un lato valorizzare le applicazioni concrete e dall’altro continuare a guardare nel futuro”.