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Ladepressione agisce come un'interferenzaall'interno deiprocessi cognitivi,scollegando le emozioni dall'orologio internoeinterrompendo ilnormale dialogotrastato emotivoepercezione del mondo esterno. Lo dimostra lo studio internazionale guidato dall'Università di Padova con la partecipazione dell'Università di Pisa, che è stato pubblicato sulla rivista Biological Psychiatry Global Open Science. La scoperta permette dicapire meglioisintomi di questo disturbo eapre anche aterapie futuremirate aripristinare il collegamento.
Per chi soffre di depressione, le ore sembrano spesso non passare mai. È un fenomeno noto come 'dilatazione temporale depressiva', cioè unasensazione soggettivadirallentamento del tempo, i cuimeccanismi biologicierano peròpoco compresifinora. I ricercatori guidati da Francesca Mura dell'Università di Padova hanno reclutato 120 studenti universitari, la metà dei quali mostrava i sintomi della depressione. La loroattività cerebraleè statamonitorata tramiteelettroencefalogramma mentre guardavano un video triste oppure neutro dal punto di vista emotivo. Al termine del video compariva sullo schermo un segnale visivo e, dopo un po', veniva chiesto alla persona distimare l'intervallo di tempotrascorso dal segnale.
I risultati hanno mostrato unanetta differenzatrasoggetti sani e depressi. Nei primi, le emozioni negative alterano la percezione del tempo, portandoli a sottostimarne la durata, mentre nei secondi ciò non avviene. "Questo a supporto della teoria che unostato di depressionecompromette illegame funzionale trapercezione emotivaepercezione del tempo", afferma Gaetano Valenza dell'Università di Pisa, tra gli autori dello studio. "Se la percezione del tempo fosse un aspetto intimamente e inestricabilmente connesso all’esperienza depressiva - aggiunge Claudio Gentili dell'Ateneo veneto, co-autore della ricerca - potremmo pensare di agire direttamente su di essa, aiutando i pazienti a rivalutare la durata e l’esperienza soggettiva del tempo che passa".


