Le specie che rischiano di più di scomparire da un ecosistema non sono sempre quelle meno abbondanti: anche la geometria risultafondamentale perproteggere la biodiversità delle foreste,come dimostra lo studio internazionale guidato dall'Università di Padova e pubblicato sulla rivista Nature Ecology & Evolution. Ilcensimento di oltre mezzo milione di alberiappartenenti a più di 500 specie diverse,indica infatti che anche ladisposizione èimportante, così come la rete di relazioni con il resto dell'ambiente. Alla ricerca hanno partecipato anche il National Biodiversity Future Center di Palermo, il Centro Internazionale di Fisica Teorica Abdus Salam di Trieste e il Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici di Lecce.

"La rarità è un segnale importante - dice Davide Bernardi di Università di Padova e Nbfc, primo autore dello studio - ma da sola non basta a dirci quanto una specie sia a rischio della cosiddetta 'esclusione competitiva', cioè rischi di essere soppiantata dalle altre fino a scomparire da quell’ambiente". 

Usando glistrumenti della fisica dei sistemi complessi,i ricercatori hanno quindi sviluppato unamisura cheriassume ifattori che favoriscono oppureostacolano ciascunaspecie. Il modello è stato verificato sui censimenti completi degli alberi di tre foreste: Barro Colorado Island a Panama, la riserva di Pasoh in Malaysia e Michigan Big Woods negli Stati Uniti. 

Il risultato è che, a parità di abbondanza, una specie distribuita in modo piùdisomogeneo nello spazio tende a esserepiù protetta dallacompetizione conaltre specie. "La domanda decisiva - osserva Amos Maritan di Università di Padova e Nbfc, tra i coordinatori della ricerca -non è soltanto 'quanti individui restano?', ma 'inquale rete di equilibri vivono?': è un cambio di prospettiva".