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Unasofisticata tecnicadi produzione dell'intonaco, finoraattribuitaagliantichi Romani, era in realtàgià utilizzata dallepopolazioni neolitiche circa 8.000 anni prima. Lo dimostra uno studio pubblicato su Journal of Archaeological Science dai ricercatori dell'Autorità israeliana per le antichità.
Alcuni edifici dell'antica Roma avevano un intonaco a base di dolomite,una pasta arapida essiccazione che era più resistente e impermeabilerispetto ai tradizionaliintonaci a base calcitica. “Tuttavia, l’uso della calce dolomitica è complesso e richiede unelevato livello di competenza in tutte le fasi di preparazione, il che potrebbe spiegare perché non si riscontra comunemente nei siti archeologici”, affermano i ricercatori.
Laprima testimonianza scrittadella calce dolomitica sembra risalire all'architetto e ingegnere romano Vitruvio, vissuto nelI secolo a.C. Circa8.000 anni prima, tuttavia, gli abitanti di un insediamento neolitico sui Colli della Giudeaavrebberoprodotto intonaco a base di dolomite, lasciando tracce che sono passate inosservate finora. Nelsito di scavo, che si trova a pochi chilometri daGerusalemme, gli archeologi hanno trovato più dicento pavimenti in intonaco risalenti a quell’epoca, osservando che molti erano "particolarmente ben conservati ericoperti di pigmento rosso". Hanno inoltre trovatoforni separatiin cui gli abitanti trasformavano calcare o dolomiteadalte temperature per produrre l’intonaco, indicando un livello di sofisticazione che solitamente non viene attribuito alle popolazioni neolitiche.
Sebbene sia possibile che la tecnica sia sopravvissuta per 8.000 anni per poi riemergere a Roma, la mancanza di prove archeologiche relative a questo periodo intermedio sembra indicare che i Romani l'abbiano messa a punto in maniera indipendente.


